28 luglio 2015 | 18:40

Mediaset è decisa ad aprire una trattativa con Sky per la ritrasmissione dei contenuti gratuiti delle reti sulla pay tv. Nieri: negli Usa il 20% dei ricavi dei canali free è la ritrasmissione sulla pay

di Carlo Riva – Mediaset è decisa ad aprire una trattativa commerciale con Sky per la ritrasmissione dei contenuti gratuiti delle reti del gruppo televisivo del Biscione sulla piattaforma satellitare. E’ quanto ha annunciato Gina Nieri, consigliere di amministrazione di Mediaset e responsabile dei rapporti istituzionali , al workshop dedicato al mondo dell’informazione Rompere gli indugi: La protezione dei contenuti Tv in un mondo che cambia. Distribuzione, redistribuzione e riutilizzo dei contenuti nel mercato digitale , che si è tenuto al Palazzo dei Giurecolsulti a Milano.

Gina Nieri ha spiegato che il gruppo punta a un accordo sulle ‘retransmission fee’ , supportato anche dalla delibera dell’AgCom del 23 marzo, a proposito della controversia Rai-Sky.  Gina Nieri, ha pure insistito sulla necessità che la politica a livello europeo si faccia più sensibile sul sempre più estensivo sfruttamento dei contenuti dei broadcaster (che garantiscono l’80% delle produzioni originali) da parte di piattaforme pay o di aggregatori.

“I nostri contenuti sono la linfa vitale che alimenta il business model  dell’audiovisivo, basato sul valore del contenuto stesso”, ha dichiarato Nieri. “I nostri contenuti sono free nei confronti del
pubblico, se però vengono trattati da piattaforme pay noi chiediamo un fee, perché indubbiamente forniscono un vantaggio competitivo alla piattaforma che li ritrasmette”, ha affermato la top manager di
Mediaset, che ha continuato:  ”Si assiste a livello europeo a un indebolimento della creatività nel settore televisivo che ha bisogno di maggiori risorse. Negli Usa se ne sono accorti da tempo, tanto che il
20% dei ricavi dei broadcaster di canali free ha come fonte il pagamento della ritrasmissione sulle piattaforme pay”.

Nieri ha ricordato che da 12 anni Mediaset si batte contro la pirateria, la deriva della gratuità e “la percezione dei contenuti come pura commodity che Internet ha favorito”. E ha elencato le azioni fin qui  condotte, tra cui la richiesta di risarcimento di 500 milioni di euro per danni per pubblicazione illecita di contenuti di titolarità Rti sui portali YouTube e Google. La causa è in corso e la sentenza di primo grado dovrebbe essere depositata a settembre.

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Alcune azioni Mediaset

Causa Yoyube del 2008, chiesto risarcimento di 500 milioni di euro
Causa Yahoo! del 2009, chiesto risarcimento di 100 milioni di euro
Causa L’Espresso del 2012, chiesto risarcimento di 500.000 euro
Causa del Daily mirror del 2012, chiesto risarcimento di 3 milioni di euro
Causa kataweb del 2012, chiesto risarcimento di 3 milioni di euro


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Nel corso del workshop Emilio Pucci, fondatore e direttore di e-MediaInsititute, ha raccontato cosa succede a livello internazionale, spiegando come si sia modificata la filiera del mercato degli audiovisivi di rete e le nuove funzioni meta ed extra editoriali, con l’ingresso di nuovi soggetti che consentono una corcolazione del contenuto al di fuori ed oltre l’area di concessione del diritto di sfruttamento. “Non si tratta solo di pirateria in senso classico”, ha detto Pucci, “ma di un insieme articolato di modalità di consumo e riutilizzo del contenuto. In questo contesto una parte crescente di risorse pubblicitarie destinate ai contenuti editoriali viene attratta da soggetti che non  svolgono funzioni editoriali in senso storico o tradizionale, ma che svolgono nuove funzioni ­ di grande portata editoriale ­ legate all’indizizzazione e o all’aggregazione di contenuti. E se nel 2000 in Gran Bretagna gli editori storici e nativi Internet assorbivano il 100% degli investimenti pubblicitari, la quota nel 2014 è scesa al 61% e calerà al 55% nel 2018. Mentre la restante fetta è destinata a indicizzatori e aggregatori. Come ha detto Pucci, la tendenza sembra portare a un modello Freemium, in cui le offerte gratuite creano la base del valore per i servizi pay.

E ora anche in Gran Bretagna i broadcaster che fino a poco tempo fa pagavano per essere trasmessi dalla piattaforma satellitare hanno richiesto circa 200 milioni di sterline agli operatori della pay tv. In
Germania, invece, i ricavi da redistribuzione dei propri contenuti hanno > portato nel 2014 nelle casse del gruppo ProsiebenSat.1 Media Ag 93 milioni di euro (erano 73 milioni nel 2013). Ed è ai valori del mercato europeo che farà riferimento Mediaset nella trattativa con Sky. Nieri, infatti non ha fatto cifre, ma ha detto di aspettarsi “Soldi importanti e veri”.

Nel corso del workshop Federico Di Chio, direttore marketing strategico di Mediaset, ha spiegato come da una ricerca emerga che i contenuti dei canali free pesino per il 62% nello share giornaliero e nei consumi televisivi presso le famiglie abbonate a Sky. Con e Rai 1 Canale 5 che svettano nella classifica delle Top Dieci Prime Time.  In merito agli accordi commerciali tra il gruppo Mediaset e operatori
ella telefonia c’è da registrare la partnership tra Infinity e Tiscali, i cui nuovi clienti potranno vedere dove e quando vogliono i  film, le serie tv, i cartoni animati e molti altri contenuti su Infinity, il servizio di streaming del gruppo televisivo controllato da Fininvest. Trattative sono in corso con Vodafone e Telecom Italia.