Televisione

29 luglio 2015 | 10:55

La precisazione dell’Agcom: la delibera sulla ‘retrasmissions fee’ applicabile solo alla Rai

(ANSA) A Sky non ha destato finora alcuna reazione, né ufficiale né ufficiosa, la richiesta Mediaset di 100 milioni di euro per le cosiddette ”retransmissions fee”, ovvero il ”diritto di ritrasmissione” sul satellite del segnale di Canale 5, Italia 1 e Retequattro. Sul tema, nei corridoi di Milano Santa Giulia domina a dire il vero una grande tranquillità. I motivi vanno ricercati in una serie di dati che compongono il quadro generale dell’emittenza. I canali diffusi da Mediaset sul satellite in chiaro, infatti, per definizione sono ricevibili da tutti i decoder satellitari, nonché ricevibili da ogni satellite, quindi anche da quello usato da Sky per l’irradiazione dl suo segnale. La pay tv di Murdoch, in altre parole, non ritrasmette il segnale, trasferendolo da una piattaforma all’altra, ma si limita a riceverlo in onda. Mediaset, tra l’altro, potrebbe oscurare quando vuole il segnale in chiaro. Il fatto che lo trasmetta in chiaro è un atto ”liberale”. La tv del Biscione non è mai stata obbligata a farlo, né, d’altra parte esiste alcun obbligo a pagare per ricevere un segnale in chiaro. Se invece Mediaset decidesse di iniziare a criptare totalmente i suoi canali gratuiti, essi non sarebbero più ricevibili. Una decisione che, in altre parole, non dipenderebbe da Sky, ma dalla stessa Mediaset. E’ altrettanto vero, però, che Sky programma in piena libertà il segnale in chiaro ricevuto da Mediaset. Decide, cioè, se inserire il segnale di Canale 5 al canale 105 del suo bouquet piuttosto che all’800; ad oggi, per logica industriale e ”buona educazione” Canale 5 sta al 105. La valutazione che sembra emergere dagli ambienti Sky è che Mediaset, per i suoi canali in chiaro, vive di pubblicità e dunque di audience, quanto più ampia possibile, quindi non è chiaro cosa ci guadagnerebbe a diminuire l’audience criptando i canali in chiaro sul bouquet Sky, e di conseguenza la raccolta pubblicitaria. Inoltre, se Mediaset oscurasse i canali in chiaro sulla piattaforma Sky ci sarebbero molti altri pronti editori a sostituirli (Discovery, Cielo, etc&hellip), con ulteriore vantaggio per i concorrenti di Mediaset. (ANSA, 28 luglio 2015)

Agcom, delibera su Retrasmission fee si applica solo a Rai

Angelo Marcello Cardani, presidente Agcom (Olycom.it)

(ANSA)”Con delibera n. 128/15/CONS il Consiglio dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha concluso un procedimento avviato nei confronti della Rai ex art. 48 del Testo Unico in relazione all’applicazione dell’art. 22 del vigente Contratto di servizio, vicenda scaturente da un pregresso contenzioso con Sky”, quella delibera quindi si applica soltanto alla concessionaria del servizio pubblico, ovvero alla Rai, e non alle emittenti commerciali come Mediaset. L’Autorità interviene con una precisazione, dopo la conferenza stampa di oggi di Mediaset, perchè la stessa Mediaset, rivendicando i propri diritti nei confronti di Sky in tema di Retrasmission fee, faceva riferimento alla delibera 128 del marzo scorso. ”Nella riunione odierna il Consiglio dell’Autorità – spiega ancora l’Agcom – ha conclusivamente valutato l’ottemperanza prestata dalla concessionaria pubblica a quel provvedimento, alla luce dei criteri proposti da Rai per la valorizzazione dell’offerta per la ritrasmissione dei propri canali da parte di altre piattaforme commerciali che ne facciano richiesta e, segnatamente, di Sky. La delibera n. 128/15/CONS, in particolare, chiariva da un lato la facoltà per Rai di richiedere un equo corrispettivo per la cessione dei propri programmi; dall’altro, la necessità per la stessa Rai di rinunciare a frapporre diritti di soggetti terzi a sostegno dell’oscuramento di taluni eventi, nonché, per Sky, il diritto di negoziare sulla base di un’offerta triennale, equa e non discriminatoria”. Ma, spiega ancora l’Autorità, ”Il tema – ancorché suscettibile di ulteriori negoziazioni tra Rai e altre piattaforme commerciali interessate ai sensi dell’art. 22, comma 4, del contratto di servizio – costituisce questione di primario interesse generale, in quanto connesso alla corretta applicazione dei principi sanciti a presidio del servizio pubblico radiotelevisivo, al diritto dei cittadini a disporre dei contenuti di servizio pubblico su ogni piattaforma e bouquet esistente, ed al dovere della società che esercita il servizio pubblico di conformarsi ai precetti dettati al riguardo dall’ordinamento. Naturalmente la decisione dell’Agcom guarda unicamente a questa cornice ordinamentale e determina i suoi effetti unicamente sul servizio pubblico radiotelevisivo. Eventuali pretese di retransmission fee da parte di emittenti televisive commerciali nulla avrebbero a che fare con i contenuti e le finalità dell’odierna decisione e della delibera 128/15/CONS”.(ANSA, 28 luglio 2015)