29 luglio 2015 | 9:30

Presentata in Senato la ricerca sul settore automotive nei principali paesi europei. Il presidente della commissione trasporti, Mucchetti: scegliere se investire o meno in un settore che è cruciale per l’economia

“Considerando sia la fase industriale sia quella distributiva l’intera filiera dell’auto genera in Italia quasi il 5% del Pil”. Lo sostiene una ricerca Unioncamere-Prometeia sui maggiori mercati europei dell’automotive presentata il 28 luglio al Senato.

Massimo Mucchetti (foto Olycom)

Secondo lo studio la filiera oggi dà lavoro a 1,2 milioni di persone, creando 27 miliardi di valore aggiunto solo per la parte industriale. Il settore dell’automotive dunque ancora oggi è da ritenersi come strategico per le nostre economie, sia per quello che riguarda la ricerca che crea, sia per il sostegno che dà all’occupazione e ai consumi, e per questo non è vero che non necessita più di supporto pubblico. La questione piuttosta sta, si interroga la ricerca, se bastino interventi di sistema, come quelli su lavoro o tassazione, o se servano interventi su misura.

“Oggi i policy makers italiani devono scegliere se mettere o meno risorse pubbliche in un’industria che continuerà a essere cruciale per l’economia manifatturiera italiana – scrive nella prefazione il presidente della Commissione industria del Senato Massimo Mucchetti – non si tratta di tornare al passato, di tentare la clonazione fuori tempo delle partecipazioni statali, ma di usare bene lo strumento degli incentivi mirati su territori e su progetti e di usare meglio, senza complessi, il Fondo Strategico della Cassa depositi e prestiti quando se ne presentasse l’opportunità”.

Alla presentazione è intervenuto il presidente del Senato, Pietro Grasso, che ha sottolineato come “in un’Europa che ha deciso di elevare al 20% del Prodotto interno lordo il contributo delle attività manifatturiere, l’industria dell’auto non può non avere un ruolo centrale. Ciò è ancora più vero in Italia, dove è presente una multinazionale, la Fiat, che dopo aver acquisito Chrysler, è diventata il settimo produttore mondiale. Il nostro Paese inoltre vanta un comparto della componentistica tra i più avanzati del mondo”.
Prendendo poi come riferimento la Germania e il peso che il settore automobilistico ha sulla sua economia, Grasso ha ricordato come “puntando sulla qualità, si può sviluppare questa produzione anche nei Paesi con i salari più elevati e la struttura sociale più inclusiva. Contano la sapienza organizzativa, la sensibilità verso i nuovi stili di vita, la disponibilità a investire, la collaborazione tra capitale, lavoro e università per assicurare la costante innovazione tecnologica”, ha aggiunto. “A questo proposito – ha poi concluso il presidente del Senato – va citata come esperienza molto positiva la costituzione e la crescita, negli ultimi 10 anni, della Gm Powertrain a Torino, nel campus del Politecnico”.