La poca esperienza in fatto di tv dei nuovi consiglieri Rai. Eccetto Freccero. Il giudizio di Mattia Feltri

“In continuità con la grande tradizione della Rai, i nuovi membri del consiglio di amministrazione non sanno assolutamente nulla di tv. O almeno non più di quanto ne sappia chi abbia fatto zapping un paio di volte nella vita”. Non usa molti mezzi termini o troppi giri di parole Mattia Feltri oggi sulla Stampa per presentare e bocciare i membri del Cda Rai nominati ieri. Unico a salvarsi tra i 7 prescelti è Carlo Freccero, “quattro decenni tra Fininvest e Rai, dalla direzione di Italia Uno a quella di Raidue”, che vista la sua esperienza sul campo, vale ai Cinque Stelle che lo hanno votato una menzione come “migliori in campo”.

“Si lottizza da sempre, e le competenze specifiche non erano richiestissime nemmeno nei cda precedenti”, scrive il giornalista, ricordando comunque come “al diciassette dei cento punti della Leopolda renziana del 2011 si leggeva che «l’obiettivo è tenere i partiti fuori dalla gestione della televisione pubblica ». E l’obiettivo è stato rilanciato dal governo fino a qualche ora fa: il merito, l’attinenza, lo scarto col passato. Obiettivo era e obiettivo rimane, però, e non soltanto perché si è proceduto alla nomina dei sette con la legge Gasparri, una di quelle leggi che fanno rabbrividire tutti ma nessuno cambia”. All’indomani della sua nomina il neoconsigliere Franco Siddi che, a proposito di legge Gasparri e delle sue conseguenze, qualche anno fa aveva detto: “E’ inutile parlare delle persone nominate anche se i loro nomi sono quelli usciti da cene in case private. Le novità, cene o non cene, non potevano essere molte stante la legge attuale che consegna la Rai totalmente alla politica”, oggi è, dice Feltri, “meno plumbeo” con il suo “Mi sento impegnato a dare una mano perché la Rai in questa fase sia proiettata verso il massimo del recupero dei valori di servizio pubblico e rappresentazione del Paese in tutte le sue espressioni territoriali e culturali”.

Feltri passa quindi in rassegna i nomi degli altri consiglieri, tenendo sempre presente che “di notevole c’è l’estraneità del gruppo alla materia, e nonostante si stia parlando di professionisti su cui c’è nulla da dire”, cominciando da Arturo Diaconale e Giancarlo Mazzuca, il primo direttore dell’Opinione, il secondo del ‘Giorno’, entrambi cresciuti alla scuola di Indro Montanelli e vicini al centro destra. Tocca poi ai più giovani del gruppo, Rita Borioni, storica dell’arte, legata a Matteo Orfini, e Paolo Messa definito “uomo dalle mille attività e dalle mille relazionila più feconda delle quali è con Pierferdinando Casini, la cui inesauribile gestione del potere comincia ad assumere contorni misteriosi”. Infine Guelfo Guelfi, un nome non proprio estraneo al gruppo di Renzi: “un vecchio e tenace amico del babbo del premier. Per il figliolo ha curato la comunicazione nella
campagna elettorale per il comune di Firenze del 2009”.

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