Televisione

06 agosto 2015 | 11:58

Le dieci sfide che il nuovo dg Rai dovrà affrontare secondo Aldo Grasso

Dopo la scelta di Monica Maggioni per la presidenza Rai, oggi tocca al direttore generale, che deve essere nominato dal cda, d’intesa con il Tesoro. Da qualche giorno il nome più ricorrente è quello di Antonio Campo Dall’Orto, che il premier Renzi, tornando dal viaggio in Giappone ha definito “uno stimatissimo professionista, tra i più grandi innovatori, di grande qualità per autorevolezza e capacità”. Dall’Orto, veneto, 51 anni da compiere nei prossimi mesi, una laurea in economia alla Ca’ Foscari, ex vicepresidente di Viacom, conosce bene la tv, avendo lavorato in Mediaset, dove nel ’92 ha ricoperto la carica di vicedirettore di Canale5, per poi approdare prima alla guida di Mtv, negli anni del suo sbarco in Italia, e poi di La7, dove, non manca di sottolineare oggi Mattia Feltri sulla ‘Stampa’, ”nasce il regno di Maurizio Crozza, Giuliano Ferrara, Daria Bignardi, Gad Lerner, Daniele Luttazzi e così via, una tv che c’è da baciarsi i gomiti non fosse per il terribile passivo”.

Comunque, in attesa di sapere se veramente sarà Campo Dall’Orto ad occupare quella poltrona, Aldo Grasso sul ‘Corriere della Sera’ oggi ha messo per iscritto quelle che saranno “le dieci, infide, sfide che attendono il prossimo direttore generale della Rai”.

1) “Definire subito la missione del servizio pubblico”. Un concetto che Grasso definisce “un brutto paravento dietro il quale governo e partiti nascondono la loro irrefrenabile voglia di mettere le mani su Viale Mazzini”.
2) “La famosa governance e le risorse interne”, “una sorta di entropia delle competenze che umilia chi fa bene il suo lavoro”. Da tempo, lamenta Grasso, i dirigenti sono scelti in base alla loro appartenenza politica e alla fine a rimetterci è la tv con l’incompetenza, che va dalla mancanza di conoscenza specifica dei linguaggi televisivi alle logiche industriali, che influenza la gestione operativa. Lo stesso è successo nel Cda, sostiene Grasso, dove, a parte Freccero, “i membri non si sono mai interessati in vita loro di tv. Almeno i dirigenti di prima fascia, o la cosiddetta «linea di comando», vengano chiamati attraverso la presentazione di curricula”.
3) “Fidarsi poco del cosiddetto partito Rai”, con funzionari e dirigenti che “magari inconsciamente, considerano Viale Mazzini come «cosa loro»”.
4) “Il rilancio della Rai passa inevitabilmente attraverso una linea editoriale, che oggi non esiste; meglio, mira solo alla conservazione”. Ambito decisivo ma poco discusso: “Soltanto i palinsesti, i programmi, i prodotti, i brand di rete sono in grado di qualificare la Rai”.
5) Creare una policy aziendale. “Esiste solo un codice etico che nessuno rispetta. Volti Rai che partecipano a trasmissioni e talk della concorrenza, dirigenti Rai che regolarmente scrivono male della Rai…”
6) Il poroblema delle newsroom. “In eredità, il nuovo dg si troverà forse due newsroom. La numero 1 sarà composta dall’accorpamento di Tg1, Tg2 più Rai Parlamento. La 2 sarà formata da Tg3 più Rai News più Tgr e Ciss, meteo e Web. Ma il problema principale dell’informazione è la credibilità. La Rai deve acquisire autorevolezza (una voce informativa rispettata), anche in campo internazionale”.
7) “Un settore decisivo è quello della fiction, il racconto del Paese”. Secondo Grasso i due problemi principali riguardano la progettazione e la realizzazione. Nelle gestioni precedenti, con Saccà e Del Noce, il budget era “a spezzatino: tante fiction di due puntate per accontentare tutti”. “Non esiste linea editoriale, non esiste scrittura, non esiste una doverosa attenzione al mercato estero. Per unire produzione e qualità bisogna fare progetti a lunga scadenza, pensare alla serialità di lunga durata, pretendere sceneggiature e regie di fattura internazionale”.
8) Il problema dell’audience, con “un bacino di utenza che abbraccia i pensionati ma si disinteressa della parte attiva del Paese”. Oggi lo scenario mediatico è cambiato e una dimostrazione evidente sta nel fatto che che due realtà come Sky e Discovery siano scese in campo in ambito generalista con l’acquisizione dei canali 8 e 9. “La concorrenza diventerà più
agguerrita”, nota Grasso, con il duopolio Rai-Mediaset che si sta rompendo. Per cui l’esortazione a che la Rai da sempre “all’avanguardia in campo tecnologico”, lo sia sempre di più.
9) Una ‘dieta’ in termini di strutture, con le sedi regionali che “non hanno più senso” e forse in termini di canali. “La Rai deve rafforzare il doppio ruolo di editore e di produttore, parti essenziali del broadcasting, per stimolare l’offerta esterna e non incancrenirsi nel suo mondo ristretto dove, per altro, da tempo non esistono più professionalità di alto livello”.
10) “Finora Campo Dall’Orto ha guidato, con alterne fortune, MTV e La7. La Rai è altra cosa: una palude, un ministero, spesso un’estensione di quella sinistra che a Roma ha messo le mani sul cinema, sulla musica, sui «beni culturali». Per non parlare della destra inetta che molti danni ha procurato alla Rai. Un capo azienda con ampi poteri dovrà tenere conto di questa insidiosa realtà”.

Antonio Campo Dall’Orto (foto Olycom)