07 agosto 2015 | 18:25

Il piano di Google di costruire un social network ‘Facebook-style’ è fallito. Ecco perchè probabilmente acquisterà Twitter

L’interesse di diversi giganti del web per Twitter è cosa ormai nota e a intervalli regolari spuntano ipotesi sui nomi di presunti compratori, da Apple a Microsoft, da Amazon allo stesso Facebook. Il nome che però più spesso ritorna ultimamente è quello di Google

Larry Page

Larry Page, ceo di Google

e il sito Fortune, ha cercato di spiegare perchè Big G sarebbe tra tutte la pretendenti la più motivata a ingabbire l’uccellino azzurro di Twitter: tra le altre è quella che ha maggior bisogno di ciò che Twitter offre. Un indizio: la recente decisione del gigante di Mountain View di lasciare Google Plus, il suo social home-made, al suo destino, decretando l’ufficiale fallimento dell’impresa, durata quattro anni e costata diverse centinaia di migliaia di dollari, di creare un rivale di Facebook.

E’ di qualche giorno fa infatti l’annuncio di Brad Horowitz, VP Streams, Photos and Sharing di Google che gli li utenti non saranno più costretti a creare un account G+ quando cercheranno di loggarsi su Youtube o su altri siti della galassia di Google. In  più, se ci fosse bisogno di una ulteriore conferma, le parti più utili del social come ‘Photos’ e ‘HangOut’ sono già state scorporate. Non sono bastate dunque, scrive Fortune richiamandosi a un articolo di Mashable.com, “spettacolari caratteristiche e l’iscrizione forzata” a convincere gli utenti a spendere del tempo sul social.

Google però oggi non può permettersi di ignorare la perdita in termini di tempo e capitali investiti e, fa intendere Fortune tra le righe, proprio in virtù dell’esperienza acquisita avrebbe deciso di mollare G+ per puntare su Twitter.

Nelle intenzioni di Big G, il social non doveva servire principalmente per rallentare la crescita di Facebook o per mettersi in concorrenza con lui,  tutti fattori sì importanti, ma sicuramente in seconda linea rispetto al principale obiettivo che era creare una via per permettere a Google di monitorare real-time il comportamento degli utenti, raccogliendo dati che avrebbero potenziato sia il search che gli algoritmi pubblicitari.
Il social sharing infatti è diventato sia per i contenuti che per la pubblicità, spiega Fortune, un veicolo di traffico  importante quanto la ricerca diretta, se non di più. Questo rende l’accesso ai dati real-time cruciale per il futuro di Google,  oggi come non mai. E G+ chiaramente non era in grado di farlo. Questo è il motivo per cui recentemente Google “ha seppellito l’ascia di guerra” e ha stretto un accordo con Twitter per ottenere l’accesso ai dati della compagnia.

Le due compagnie sono state partners nei primi anni di vita di Twitter, ma appena il sito di microblogging è cresciuto, in vista della sua quotazione in borsa, ha chiesto nuovi termini di accordo di fronte ai quali Google ha esitato per poi essere tagliato fuori del tutto. Da pochi mesi i cinguetti sono visibili nei risultati delle ricerche su Google che ha iniziato anche a evidenziarli nel suo ‘one box display’. Di certo Google potrebbe continuare a pagare Twitter per questi accessi, come fanno altri, ma adesso che il suo social network ha dimostrato di essere inutile come connettore tra i diversi servizi, a Big G serve qualche altro mezzo per ottenere i dati real-time in modo illimitato e Twitter è di certo il miglior metodo disponibile.

Twitter nel passato ha coraggiosamente detto di voler restare indipendente, ma oggi, sottopressione dopo l’addio del ceo Dick Costolo, i risultati deludenti nella crescita degli utenti e la visione cupa del ceo ad interim e cofounder Jack Dorsey, Google potrebbe avere la possibilità di comprarla per circa 20 miliardi di dollari o per un quarto del valore dei guadagni dalla ricerca.