10 agosto 2015 | 15:02

Antonio Campo Dall’Orto. Un amore per la televisione come quello per il Milan

di Anna Rotili  - Se gli eletti nel consiglio di amministrazione della Rai sono personaggi assolutamente inaspettati, ben diversa e’ stata la scelta del direttore generale Antonio Campo Dall’Orto candidato a quell’incarico dal momento in cui Matteo Renzi e’ diventato presidente del Consiglio. Il rapporto tra i due, nato anni fa alle prime Leopolda, in cui Campo Dall’Orto insieme aGiorgio Gori era il portabandiera di chi voleva rottamare il vecchio mondo della televisione per generarne uno nuovo, era rimasto forte e non a caso il manager era stato piazzato all’interno del consiglio di amministrazione di Poste Italiane in attesa che le cose maturassero a Viale Mazzini. E il copione e’ andato in scena esattamente come era stato scritto da tempo.

Se e’ vero, come ormai e’ evidente, che Renzi per posizioni che ritiene strategiche sceglie sempre persone che apprezza e che considera di fiducia, era scontato che alla Rai il nuovo direttore generale non potesse essere che Campo Dall’Orto, anche se per mesi i giornalisti si sono esercitati in pronostici che tiravano in ballo pochi nomi, sempre gli stessi oltre a quello del noto preferito – una piccola lista di cui facevano Andrea Scrosati vice president di Sky, Marinella Soldi ad di Discovery, Vincenzo Novari, ad di H3G e in finale anche Giancarlo Leone direttore di Rai Uno – nomi prodotti più dalle chiacchiere dell’entourage renziano che da informazioni sicure. Incontri e conversazioni di Renzi sul tema di cosa fare della Rai e del sistema televisivo italiano e internazionale ce n’erano stati con esperti vari. E anche Marinella Soldi era stata invitata per un colloquio a Palazzo Chigi, ma alla fine e’ stato incoronato Antonio Campo Dall’Orto, che sicuramente e’ uomo di prodotto, che conosce bene la macchina televisiva, ha una notevole preparazione sui trend internazionali del business televisivo e dell ‘intrattenimento e che negli ultimi due anni, da quando nel 2013 ha lasciato Mtv International ha avuto modo e tempo di studiare la Rai.

Campo Dall’Orto e’ uomo determinato e ambizioso e ci si puo’ immaginare la sua soddisfazione quando il 7 agosto e’ entrato nell’ufficio del direttore generale al settimo di Viale Mazzini accolto dai commessi che presidiano il piano nobile della Rai. Quello che nell’aprile del ’97 era stato considerato un ragazzo prodigio perche’ a soli 32 anni era diventato direttore di Mtv, la rete musicale allora al 100% di proprietà di Viacom, ce l’ha fatta a conquistare la poltrona piu’ ambita del mondo televisivo italiano. Il suo curriculum e’ arcinoto, pitturato con dovizia di particolari su Wikipedia. Nascita a Conegliano Veneto (Treviso) 51 anni, coetaneo della neopresidente della Rai Monica Maggioni, padre istitutore di un convitto agrario locale e mamma artigiana, Antonio Campo Dall’Orto si laurea in Economia e commercio a Ca’ Foscari con una tesi sperimentale su come si crea la ricchezza in Italia che utilizzava un modello matematico messo a punto dalla Banca Mondiale. E’ il promettente allievo di Paolo Costa, professore di economia, prima di diventare ministro dei Lavori pubblici del primo governo Prodi e successivamente sindaco di Venezia e parlamentare europeo, che gli propone di occuparsi di studi macroeconomici, ricevendo un rifiuto perche’ Campo Dall’Orto decide di accettare l’offerta della Ims, multinazionale francese leader nella produzione e distribuzione di beni industriali che lo spedisce a Madrid ad occuparsi delle Analisi Settoriali del marketing strategico di Ims Europe e poi a Valencia in Ims Spagna come responsabile Marketing commerciale Pianificazione e Sviluppo Operativo. Dice che e’ stata ” una grande esperienza umana e professionale” e la conoscenza del mondo spagnolo gli tornerà utile più avanti nella carriera. Due anni dopo, incerto se accettare la proposta di dirigere la filiale svizzera di Ims con la prospettiva di approdare nella sede centrale di Parigi, decide invece di lasciare la multinazionale perché vuole lavorare in televisione, spinto “da una passione uguale a quella che lo prese a sette anni per il Milan”, come raccontava a Prima intervistato subito dopo la sua nomina a direttore di Mtv. Entra in tivù alla Finivest, porta che gli si apre dopo aver vinto nel 91 la selezione per il master di comunicazione di Publitalia, all’epoca organizzato da Marcello Dell’Utri. Fa la gavetta prima come assistente di Leonardo Pasquinelli, attuale ad di Magnolia, su alcune produzioni (‘Buona Domenica’, ‘ Mai dire Gol’) poi passa a Canale 5, la rete di Giorgio Gori da cui impara il mestiere della televisione e col quale stringe un rapporto di stima reciproca guadagnando la vicedirezione della rete. Con Gori professionalmente incroceranno le strade quando Campo Dall’Orto e’ direttore a La 7 e Gori, che uscito da Mediaset ha fondato Magnolia, è uno dei principali fornitori della rete.

Quando lascia Canale 5 per la direzione di Mtv una rete dal futuro incerto molti lo prendono per matto, ma lui accetta la sfida perché “si trattava di partire da zero”. Era il momento in cui gli americani avevano capito che le Mtv europee non potevano essere tutte uguali e Campo dall’Orto scelto da Brent Hansen, presidente di Mtv Europe per sostituire Marinella Soldi, che ritornava nella sede londinese del gruppo, non giunge impreparato e dimostra di avere stoffa e visione creando una rete musicale giovane, ma anche attenta a temi politici, sociali e di cambiamento, la rete della cosiddetta Mtv generation. Con un cambio di look repentino, ciuffo a spinacio sapientemente costruito, vestito nero, ufficio coloratissimo in corso Europa a Milano, tavolo avveniristico con la mappa del mondo, incarna e diventa il direttore rock, demiurgo di una rete tagliata su misura per i giovani con tanta musica ma anche molti programmi italiani di nuovo conio, dal ritmo veloce e incalzante. Nascono gli esperimenti di Kitchen, Tokusho, Stylissimo, Very Victoria. Debuttano Andrea Pezzi, Enrico Silvestrin, Victoria Cabello, Camilla Raznovich, Marco Maccarini, Giorgia Surina. Una rete che non tratta le donne come veline, non discrimina i gay, e affronta anche temi alti e talvolta scottanti, ma senza prendersi troppo sul serio. “Vogliamosmontare il mezzo televisivo e continuiamo a ripetere nei nostri programmi di non credere neppurea quello che diciamo noi. Al limite piuttosto che diventare troppo rassicuranti è meglio che qualcuno ci abbandoni perché disorientato ”, diceva il neo direttore a Prima spiegando le logiche editoriali.

Nell’ingessato sistema italiano Mtv esplode come un piccolo fenomeno di creatività e di idee. Gli riesce bene perché la rete è libera dagli obblighi dell’audience (solo due anni fa Mtv ha fatto il suo debutto in Auditel) ma facendo leva sul target prezioso dei 15-34enni la pubblicità non manca. Campo Dall’Orto si preoccupa solo della Mtv generation e cioè fare una tv per “i venti milioni di ragazzi che ogni mese ci seguono’ e delle folle giovanili che si accalcano ai grandi concerti e gli eventi di piazza di Mtv che sposa anche le grande campagne internazionali sull’Aids o contro il traffico di donne e bambini. All’epoca il direttore creativo ama fare le ferie in Irlanda, appena può gioca a calcio, vede tanti film e spettacoli teatrali ed è fidanzato con la veejay di Mtv Giorgia Surina, ma sposerà poi Mandala Tyde, modella e attrice di padre indiano e madre tedesca, nota al grande pubblico italiano per serie tv, ‘Il ritorno di Sandokan’ a fianco di Kabir Bedi , ed l’esordio cinematografico in ‘Fuochi d’artificio’ di Leonardo Pieraccioni. Con lei Campo Dall’Orto ha avuto due figli e la famiglia vive in una villa sulle colline ascolane.

Le cose con Viacom vanno alla grande e Campo Dall’Orto diventa prima amministratore dell’area sud europea di Mtv e dei canali in Spagna Francia Grecia e Portogallo e nel 2000 amministratore delegato di Mtv Italia e presidente di Mtv Pubblicità. Apparentemente defilato dai giochi del Palazzo Campo Dall’Orto ha sempre pero’ discretamente flirtato col potere e sa essere un grande incantatore nelle relazioni che gli interessano. Non può dirsi che fosse un berlusconiano, ma nel periodo Fininvest era rientrato in una rosa di nomi per fare l’assistente di Silvio Berlusconi, incarico schivato perché non voleva ‘stare appiccicato alla vita di un altro’ ha raccontato a Vittorio Zincone in una intervista a Sette in cui si è lasciato un po’ andare confessando di aver creduto alla favola del cambiamento incarnato dal Berlusconi del ’94, “Pensavo che potesse portare una discontinuità che non ha portato”.

Walter Veltroni (foto Olycom)

Walter Veltroni (foto Olycom)

Con Walter Veltroni il rapporto è intenso e duraturo. “La mia stima per Veltroni non è un mistero. Viene da un decennio di esperienze fatte insieme per Mtv. E poi credo che il paese non veda un messaggio innovativo quanto il suo dai tempi di Berlusconi dal 94”, dichiarava sempre a Zincone. Quando nel ‘99 volevano togliere le frequenze ad Mtv Veltroni è in piazza a Bologna tra gli ottantamila che si mobilitano contro la chiusura della rete. Quasi dieci anni dopo La 7 di CampoDall’Orto gli tirera’ la volata durante le primarie per il nascente Partito democratico.

Ma il grande supporter di Campo Dall’Orto – prima di Renzi – è stato Marco Tronchetti Provera, quando era presidente di

Marco Tronchetti Provera (foto Olycom)

Telecom Italia che a giugno del 2004 gli affida la direzione de La 7 che si affianca alla direzione di Mtv, entrata nell’orbita televisiva di Ti Media a conclusione della lunga trattativa con Viacom per mettere in salvo la rete musicale trasferendola dalle frequenze di Rete A di Peruzzo a quelle di Videomusic di Telecom. Si fondono due aspirazioni. Il brillante direttore creativo della rete giovane trova l’occasione per giocare in serie A. Tronchetti, che conosce bene il potere dei media, si lascia prendere dal gusto di avere un canale televisivo e dà carta bianca e tutti i mezzi necessari. Campo Dall’Orto racconta che per rimanere con Tronchetti ha rifiutato la proposta di Rupert Murdoch di assumere la responsabilità dei contenuti di Sky Italia. La 7 nella versione creativa di Campo Dall’Orto diventa la rete ‘diversa e intelligente’ che era quello che volevano fare nella gestione precedente Colannino a capo della Telecom, Lorenzo Pellicioli, Gad Lerner, Ernesto Mauri, Roberto Giovalli. La sfida è rompere la monocultura dell’immaginario “l’effetto peggiore del duopolio Rai Mediaset. Non demonizzo programmi come ‘Grande fratello’ ‘L’isola dei famosi’ o ‘C’è posta per te’. Esistono in tutto il mondo. Ma in nessun paese del mondo la tv è solo quello”, dice provocatoriamente. Rilancia al timone di ‘Otto e mezzo’ Gad Lerner e Giuliano Ferrara, la coppia che aveva inventato il format nato col titolo di ‘Diario di guerra’. Antonello Piroso, che sale alla direzione del Tg La 7, riprende a fare ‘Niente di personale’ e ‘Omnibus’ e , se per gli approfondimenti giornalistici entra in squadra anche Ilaria D’amico con ‘Exit’, l’intrattenimento si rimpolpa con i nuovi ingressi di Maurizio Crozza, Piero Chiambretti e Daria Bignardi. Tempi di star e di budget impegnativi. Ma a Telecom non fanno una piega. Nel 2007 (al governo è ritornato il centro sinistra di Romano Prodi) la rete sempre piu’ cazzuta riporta in scena pure Daniele Luttazzi – da cinque anni bandito dalle tv per l’editto bulgaro di Berlusconi – con la satira corrosiva del ‘Decameron’ che arriva a fare l’8% di share ma non è destinato a durare. Dopo un’invettiva coprofalica contro Giuliano Ferrara (libera citazione dal comico americano Bill Hicks) Luttazzi viene accompagnato malamente alla porta. Uno scivolone per l’editore liberal Campo Dall’Orto. Luttazzi fa causa e cinque anni dopo il giudice riconosce che stava esercitando il sacrosanto diritto di satira e obbliga l’azienda a pagargli un risarcimento di 1 milione 200mila euro lordi più spese ed interesse legali.

Franco Bernabè (foto Olycom)

Franco Bernabè (foto Olycom)

L’uscita di Tronchetti da Telecom nel dicembre del 2007 e l’arrivo di Franco Bernabè, comeamministratore delegato hanno riflessi anche su La 7 e su Campo dall’Orto che il 18 aprile del 2008 è costretto a dare le dimissioni travolto dall’insostenibilità dei conti della rete. In sette anni, da quando l’ex Tmc è passata fra le proprietà di Telecom diventando La 7 è costata all’azionista la bellezza di 700 milioni. Campo Dall’Orto risponde solo per gli ultimi quattro anni, quelli che avrebbero dovuto segnare il grande balzo in avanti della rete, balzo che si è rivelatoun saltello in termini di audience e di fatturato pubblicitario. La tivù smart che piace ai critici e ai giornalisti non sfonda il muro del 3% nonostante i picchi del 7-10% di share di alcune serate (lo show di Marco Paolini in onda senza interruzioni di spot o le partite del Sei Nazioni) a fronte di una voragine di perdite da cui La 7 non è mai riuscita ad uscire finendo mezzo asfissiata. Non a caso negli ultimi due anni Campo Dall’Orto aveva riposto le sue speranze nella nuova legge sul sistema televisivo del ministro Gentiloni che avrebbe dovuto dare uno rompere il duopolio Rai Mediaset per lasciare spazio ad altri protagonisti. Il 9 aprile quando l’assemblea di Ti Media si riunisce per approvare il bilancio 2007 (l’ebitda è negativo per 55,3 milioni ma in recupero rispetto al 2006 , quando era a meno di 82,9 milioni, le perdite della capogruppo ammontano a 88,1 milioni contro i 101 dell’anno precedente, apparentemente in miglioramento) e il rinnovo delle cariche. Campo Dall’Orto pur riconfermato scopre di dover rispondere a Giovanni Stella, grande tagliatore di costi e teste, plenipotenziario di Bernabè che nominato vicepresidente di Ti Media con la responsabilità delle strategie è il vero capo azienda. Ma la mazzata che fa capitolare Campo dall’Orto sono i conti della prima trimestrale di Ti Media che evidenziano una perdita di 29 milioni di euro dieci in più del corrispondente trimestre del 2007 oltre – ed è il dato che mette in agitazione Telecom – alla crescita dell’indebitamento finanziario netto che sale dai 213 milioni del 31 dicembre del 2007 a 266,3 milioni: 50 milioni di nuovi debiti in soli tre mesi dovuti all’acquisto di diritti televisivi e la gestione corrente del trimestre. Vuol dire che Ti Media ha accumulato un indebitamento che al primo trimestre del 2008 è pari ai ricavi dell’intero anno precedente e che senza correzioni di rotta minaccia di crescere. Lo sbilancio secondo la diagnosi del Cda di Ti Media è proprio ne La 7 che da un lato vede calare del 5,1% i ricavi e dall’altro crescere pericolosamente i costi: l’ebitda è pari a -11,9 milioni con calo di 6,6 milioni sull’analogo trimestre del 2007. Campo dall’Orto aspetta il week end elettorale , prende atto della sconfitta del centro sinistra e si dimette. Si sfila in tempo per far valere una clausola che gli permette di ottenere alcune annualità di stipendio in presenza di un cambiamento della proprietà di Telecom (l’emolumento al netto dei bonus sarebbe di 600mila euro, le annualità cinque: in totale 3milioni di euro). Le sue dimissioni vengono interpretate da molti protagonisti della rete come la decisione di Telecom di ridimensionare e cambiare La 7. Per solidarieta’ e protesta Ferrara, Chiambretti e Bignardi lasciano la rete Campo Dall’Orto non rimane disoccupato perche’ conserva la carica di vicepresidente esecutivo e la responsabilità sia editoriale che creativa del brand Mtv nei 162 paesi fuori dagli Usa in cui è presente. Forte del suo profilo internazionale in Italia diventa il guru dei Millennials, i giovani nati negli anni ottanta, i primi nativi digitali e“ la prima generazione globale sempre connessa, istantaneamente aggiornata, con abitudini convergenti in tutti i paesi.Sono giovani riformatori non rivoluzionari, vogliono vivere una vita positiva aver successo e rendere orgogliosi i loro genitori. Hanno obiettivi concreti:vogliono un lavoro. Chiedono un pezzo di futuro, ma che cosa faranno se non gli verrà dato?” si interrogava Campo Dall’Orto sul Corriere della Sera nel 2011 presentando la ricerca prodotta da Mtv su un campione di oltre 6500 ragazzi dai 12 ai 35 anni in 15 paesi. Quei millennials seguaci di Internet e di YouTube che segnano la crisi di Mtv e che ora Viacom, forse non a caso, ha ceduto a Sky con il pregiato canale 8 del telecomando. In virtù della sua visione sciamanica Campo Dall’Orto non ha mai smesso di affascinare i politici nostrani. Dopo la vicinanza con Veltroni e’ stato avvistato a VeDrò, il pensatoio fondato da Enrico Letta, poi a fianco di Matteo Renzi dalla prima Leopolda fiorentina dove ha trovato rapporti favorevoli e duraturi. Di cui avra’ gran bisogno a Viale Mazzini.

Adesso che lo aspetta la sfida più grande, quella di cambiare un dinosauro come la Rai vale la pena ricordare una sua dichiarazione sul servizio pubblico. “Il mondo dei media fonda dei valori. Oggi, senza la Bbc non esisterebbe la cultura inglese! Penso che l’Italia debba avere una tv pubblica forte e dignitosa. E più operatori privati in concorrenza. La Gran Bretagna ha un sistema pubblico forte e molte tv private importanti in competizione tra loro. In Gran Bretagna ci sono 850 case di produzione. In Italia sempre meno. Quanti posti di lavoro lasciamo per strada in questo modo?”. E sulla impopolare tasse del canone diceva:” Non so se è giusto pagarlo, io sono per farlo.Ma il contratto di servizio dovrebbe essere chiaro. In questo momento non lo è”.