13 agosto 2015 | 8:18

Via libera all’aumento della partecipazione di Exor nell’Economist

di Giorgio Greco – Via libera all’aumento della partecipazione di Exor nell’Economist. La cassaforte della famiglia Agnelli, guidata da John Elkann, ha stipulato un accordo per acquistare 6,3 milioni (pari al 27,8%) di azioni ordinarie per un importo di £227,5 milioni e 1,26 milioni (pari al 100%) di azioni speciali “B” per un importo di £59,5 milioni del Gruppo The Economist (“The Economist” o “il Gruppo”) da Pearson Group plc (“Pearson”) per un corrispettivo complessivo di £287 milioni (€405 milioni). L’acquisizione sarà finanziata con mezzi propri di EXOR.
A seguito di tale acquisto e di una distinta operazione di buy-back annunciata da The Economist sulle restanti azioni ordinarie detenute da Pearson nel Gruppo, la partecipazione di EXOR in The Economist aumenterà dal 4,7% al 43,4%.
“Con l’aumento della partecipazione- ha sottolineato John Elkann, Presidente e Amministratore Delegato di EXOR, e Amministratore non esecutivo in The Economist – siamo lieti di confermare il nostro ruolo di azionisti di lungo termine a sostegno del Gruppo, insieme alle famiglie Cadbury, Layton, Rothschild e Schroder, e ad altri singoli investitori stabili. Abbiamo sempre ammirato l’integrità editoriale e la prospettiva globale che sono gli elementi caratteristici del successo de The Economist e sottoscriviamo pienamente la sua storica missione di <prender partito nella dura battaglia tra l’intelligenza, che ci spinge verso il progresso, e un’ignoranza vile e timorosa, che lo ostacola>. La decisione del Gruppo di investire insieme a noi, mediante l’acquisto di azioni proprie, ci rende ancora più convinti dei meriti del nostro investimento, in quanto segno della fiducia in un futuro brillante e redditizio. Insieme riteniamo che The Economist abbia un enorme potenziale di crescita, in particolare per la sua capacità di cogliere le numerose opportunità di sviluppo legate alla digitalizzazione del settore dei media, sotto la guida di Zanny Minton Beddoes e di Chris Stibbs”.
L’operazione, che ha il sostegno unanime del Consiglio di Amministrazione de The Economist, farà di EXOR il principale azionista singolo del Gruppo. E’ stato inoltre concordato che, previa approvazione degli azionisti, lo statuto de The Economist sia modificato per limitare al 20% i diritti di voto di ogni singolo azionista e per garantire che nessun singolo individuo o società possa detenere più del 50% delle azioni del Gruppo. I valori editoriali del giornale continueranno ad essere presidiati dai suoi Trustees indipendenti.
Il perfezionamento dell’operazione, previsto per il quarto trimestre 2015, è soggetto all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni di legge, nonché all’approvazione sia da parte degli azionisti de The Economist con la maggioranza del 75% sia da parte dei suoi Trustees indipendenti. Le previsioni del City Code on Takeovers and Mergers non si applicano a The Economist Newspaper Limited.
L’ operazione proposta e annunciata oggi manterrà ‎e anzi rafforzerà – si evidenzia nella Finanziaria – l’identità del Gruppo. Exor è da 5 anni un azionista di rilevo del Gruppo, e il suo presidente e AD, John Elkann, e’ stato amministratore dal 2009. Ció fa si che una reciproca concordanza di vedute esista già, oltre che una forte condivisione di obiettivi. L’offerta di Exor per le azioni B della società e’ stata inoltre accuratamente analizzata dai quattro trustees indipendenti, che da soli hanno potere di decisione su tali acquisti e che si sono detti soddisfatti di quanto Elkann ha fatto con riferimento al suo approccio al giornale e alla sua indipendenza, e hanno approvato all’unanimità l’operazione. Apprezzamento, a quanto e’ trapelato, e’ stato espresso anche dall’attuale direttore dell’Economist e dai suoi precedessori.
L’investimento effettuato da EXOR in The Economist rientra nell’ambito di altre importanti partecipazioni di lungo termine detenute direttamente e indirettamente nei settori dei media e dell’editoria nel corso degli ultimi decenni, tra cui Bantham Books, Random House, Le Monde, RCS MediaGroup, Italiana Editrice (La Stampa / Secolo XIX) e Banijay Group.