13 agosto 2015 | 8:30

Chi è Sundar Pichai, ingegnere indiano, nuovo uomo forte di Google. “Sundar dice spesso le cose che avrei detto io, a volte anche meglio”, ha scritto Page alla nascita di Alphabet

La Stampa- Sundar Pichai, il nuovo amministratore e uomo forte di Google, ha l’ aspetto da nerd – magrezza ascetica, folta barba, camicia a quadretti e occhiali dalla montatura nera spessa – e ama l’ Italia.

Sundar Pichai

Sundar Pichai

Non solo perché l’ ha visitata , ma soprattutto perché al nostro paese sono legati due ricordi della sua infanzia, in India: la Fiat 1100, che veniva costruita lì su licenza, e la Lambretta. «Era bellissima, blu. Non avevamo un’ auto e mio padre mi portava a spasso in piedi, le mani sul manubrio, il corpo stretto tra le sue ginocchia. Dietro stavano mia madre e mio fratello», raccontava sottovoce sorridendo alcune settimane fa a una cena, indugiando in un raro aneddoto personale.

Babbo ingegnere elettrico, madre stenografa, l’ uomo che in undici anni ha scalato un impero da oltre 60 miliardi di dollari è nato 43 anni fa a Chennai, nel sud dell’ India, nello stato del Tamil Nadu.

Narra la leggenda che fin da ragazzino avesse uno speciale talento per le cifre, tanto da ricordare tutti i numeri di telefono a memoria, e da essere utilizzato come una specie di elenco telefonico ambulante da parenti e amici. Caratteristica che sarebbe tornata utile in Google, dove i dati, la capacità di argomentare quantificando, sono molto più apprezzati delle parole.

Dopo una carriera scolastica eccellente, l’ approdo a Stanford 22 anni fa, con uno zaino usato, perché nuovo costava troppo.

La persona a cui Google affida ora le chiavi della propria cassaforte, e che già era il numero due di fatto, conosce il valore di ogni centesimo, anche se nella frugale semplicità con cui vive non lo dà a vedere. Il tono di voce calmo, l’aspetto timido, Pichai non ha il fascino di Tim Cook – l’ amministratore di Apple – né l’ appeal profetico di Steve Jobs, il fondatore della mela, ma ha dimostrato di saper coltivare visioni controcorrente, verso le quali il tempo è stato galantuomo.

Come quando appena arrivato in Google, il primo aprile 2004, si fissò sulla necessità di sviluppare un browser, un programma per navigare in Internet. Gli altri a dirgli che non serviva, c’ erano già Explorer e Firefox, lui a insistere.

Lo lasciarono fare e realizzò Chrome, che oggi è il più popolare, e offre agli utenti accesso immediato al sistema di Google e alla sua macchina pubblicitaria.

Chrome divenne anche un sistema operativo e così due anni fa, quando si trattò di sostituire Andy Rubin – geniale creatore di Android che in azienda e fuori non andava d’ accordo con nessuno – con un ingegnere dotato di capacità e diplomazia, fu naturale pensare a Sundar.

Oggi Android ha più di tre quarti del mercato degli smartphone ed equipaggia cellulari molto diversi, dai modelli base fino al sofisticato Galaxy S6 di Samsung, che Pichai usa.

Nel suo nuovo incarico Sundar ha sotto controllo le aree fondamentali che producono ricavi: il motore di ricerca, YouTube, che rimane una società autonoma, Android, che è ormai diventato anche il sistema operativo più diffuso per le televisioni, Gmail, le app come le mappe.

Con la creazione di Alphabet si completa un’ altra parte del cammino della società. Come l’ arrivo di Eric Schmidt nel 2001 segnò l’ inizio della fase industriale, così con la nuova holding, che seguirà direttamente tutte le società in cui Google investe attraverso Ventures e i progetti visionari come quelli sulla salute, sulla connettività attraverso i palloni aerostatici, sull’ auto che si guida da sé, sull’ intelligenza artificiale, si compie un passo finanziario di grande rilevanza.

La struttura è simile a quella di Berkshire Hathaway, la holding di Warren Buffet che Larry Page, fondatore di Google insieme con Sergey Brin, non fa mistero di ammirare. Ciò porterà maggiore trasparenza, permettendo di individuare con più chiarezza investimenti e ricavi nelle diverse aree di business.

Servirà inoltre a liberare risorse per rendere Alphabet capace di fare scommesse sempre più ardite, scommesse Alfa appunto, traducendo il nome in modo letterale dall’ inglese.

Forse nel tempo la nuova struttura potrebbe rivelarsi utile anche nel caso in cui l’ Antitrust europeo costringesse Google a spezzettare ulteriormente le proprie attività. La pubblicità, che da sola porta l’89% del fatturato, rimane con le aree chiave. «Sundar dice spesso le cose che avrei detto io, a volte anche meglio», ha scritto Page nell’ annuncio della nascita di Alphabet. Da oggi il ragazzino in Lambretta