18 agosto 2015 | 18:48

Un dipendente di Amazon scrive una lettera di risposta al New York Times: Il vostro articolo è scorretto. Qui lavoriamo duramente e ci divertiamo

Huffington Post - ”L’articolo del New York Times è sfacciatamente scorretto”. Nick Ciubotariu, capo della sezione “Infrastructure Development” di Amazon e “engineering leader”, non ci sta: non ha voluto accettare in silenzio le critiche riportate dal grande giornale americano sul gruppo per il quale lavora e ha deciso di dire la sua in una lunga lettera pubblicata su LinkedIn.

Jeff Bezos (foto bbc.co.uk)

Jeff Bezos (foto bbc.co.uk)

Con una premessa: “Tutto ciò che che compare su questo sito appartiene a me e non rappresenta in nessun modo la posizione di Amazon”. Dietro la sua ribellione non ci sarebbe, insomma, lo zampino dell’azienda: “La mia integrità morale non è in vendita”, puntualizza il dipendente.

Secondo Ciuboratiu, il New York Times si è limitato a ripescare storie di ex dipendenti molto critici e a pubblicare l’articolo, soffiando sul vento della polemica e del risentimento. “Amazon è una grande azienda e ho letto molti pezzi su di noi. Alcuni sono più accurati di altri e, sfortunatamente, questo non è uno di quelli. Contiene talmente tante imprecisioni che, da Amazoniano orgoglioso quale sono, mi sento in dovere di rispondere”, scrive l’Engineering Leader, il cui compito consiste nel gestire altri manager.

L’inchiesta in questione racconta come ai dipendenti sia inculcato un modo diverso di lavorare: “Gli viene chiesto di dimenticare tutte le ‘cattive abitudini’ imparate durante gli impieghi precedenti”, scrive il Nyt. Niente di più falso, risponde Ciubotariu. “Amazon condivide centinaia di ‘abitudini’ con altre grandi aziende. Noi assumiamo le persone migliori provenienti da questi posti proprio per imparare dalla loro esperienza. Tutti gli Amazoniani sono incoraggiati a ‘mettersi in luce in tanti modi’, è un tema ricorrente e ha a che fare con il modo in cui incoraggiamo l’innovazione”. E per quanto riguarda le 14 regole d’oro da seguire, il dipendente non ha problemi ad ammetterle: “Possono leggerle tutti, sono le nostre armi, aiutano la nostra azienda a crescere”.

Cosa dire, invece, delle 80 ore lavorative settimanali, delle email che giungono anche durante il weekend o in vacanza, dei “controlli a tempo” anche quando si va in bagno? Secondo il New York Times, i dipendenti vengono incoraggiati a raggiungere standard troppo elevati.

“Nessuno incoraggia tutto questo – scrive Nick Ciubotariu -. Di solito facciamo riunioni per discutere di cose importanti, così come fanno tante altre aziende. Se otteniamo subito il consenso, meraviglioso. Risparmiamo tempo. Altrimenti discutiamo, senza essere duri o mancare di rispetto. Nessuno viene incoraggiato a ‘faticare’. Durante i miei 18 mesi ad Amazon, non ho mai lavorato un singolo weekend che non volessi. Nessuno mi ha chiesto di lavorare di notte o di controllare la posta elettronica di sera. Nessuno mi ha rimproverato per non averlo fatto. Non avevo queste aspettative sulle persone che lavoravano per me, altrimenti mi sarei subito corretto. E se qualcuno le avesse avute su di me, me ne sarei andato. Se Amazon fosse davvero come dicono, non esisterebbe. Lo scorso anno, un Executive molto importante disse: ‘Amazon era solita buttare al tappeto molte persone. Non è così che voglio portare avanti gli affari. Voglio che questo sia un posto in cui le persone risolvono i problemi che non possono essere risolti altrove nel mondo, ma voglio che queste stesse persone siano contente di lavorare per questa azienda. Se sovraccarichi i dipendenti dandogli troppo lavoro da svolgere, non ti stai comportando bene, hai bisogno di rivedere le tue mosse oppure, semplicemente, questo non è il posto giusto per te’”.
“Ho visto quasi tutte le persone con cui ho lavorato piangere almeno una volta alla loro scrivania”, ha raccontato al New York Times il dipendente Ben Olson. Anche a questo, Ciubotariu ha una risposta: “Non so quando Olson ha lasciato l’azienda. Se ciò che ha detto è vero, il suo capo dovrebbe vergognarsi. Nei miei 18 mesi non ho visto nessuno piangere. E ora vi voglio dire ciò che succede, invece, nel mio gruppo. Lavoriamo duramente, ma ci divertiamo. Usciamo dopo il lavoro, abbiamo i nostri “Fun Fridays”, ci confrontiamo, discutiamo, giochiamo ai videogames e a football. E tutto ciò è incoraggiato dal Corporate Vice-President e dal direttore. Amazon conduce annualmente sondaggi tra i suoi dipendenti e il mio “Leadership Team” è sempre molto attento ad ascoltare cosa dicono gli altri. Perché assumere i migliori tra i migliori è difficile, soprattutto in questa azienda. Sarebbe stupido ingaggiarli e poi creare un ambiente che li porti ad allontanarsi, vista la fatica che si fa nel trovarli per primi”.

Secondo Ciubotariu, non ci sarebbero motivi per non scegliere Amazon come posto di lavoro: “Non vuoi lavorare per una azienda che riconosce i talenti basandosi sul merito, non sull’inclinazione politica o altro? Non vuoi lavorare per leader che ti aiutino a tirare fuori il tuo meglio? Non vuoi far parte di un’azienda che incoraggia i tuoi movimenti invece che limitarli?”.
http://www.huffingtonpost.it/2015/08/18/amazon-dipendente-articolo-new-york-times_n_8002606.html?utm_hp_ref=italy