20 agosto 2015 | 11:37

In tv è l’anno zero la guerra delle pay ha cambiato tutto. ‘Repubblica’: il calcio teatro di uno scontro senza esclusione di colpi

La Repubblica 20/08/2015 A - Si parte, e c’è la rivoluzione. O qualcosa di simile, per il calcio in tv. Che tecnicamente si riduce a un pesante prelievo di contenuto da parte di Mediaset ai danni di Sky. E che nella realtà innesca, nel povero appassionato, anche dilemmi insanabili.

Yves Confalonieri (foto Olycom)

Yves Confalonieri (foto Olycom)

Alle corte: Mediaset ha messo sul piatto una cifra impossibile – sui 700 milioni per tre anni – e si è presa la Champions League. Ha rivoluzionato quindi la sua offerta Premium, offre la serie A delle grandi squadre e il torneo dei sogni. Che era di Sky. Se scende un marziano juventino sulla terra domani, non ha dubbi: fa l’abbonamento a Premium e se la gode tutta. Ma il marziano non esiste, esiste invece in natura il tifoso che finora era abbonato a Sky e che si ritrova senza Champions. La sirena Mediaset suona: vieni (anche) da noi, 26 euro al mese i primi sei mesi, trenta i successivi e ti diamo tutta la Juve, o l’Inter, o il Milan o la Roma più la Champions – più le serie tv, ma è secondario. Facile a dirsi. L’abbonato Sky ha tutta la serie A ma proprio tutta: volendo ha anche la serie B, con l’Europa League, ma soprattutto, il vero appassionato, ha il Real, il Barcellona, il Chelsea nei rispettivi campionati. Rinuncia al ben di Dio e passa alla concorrenza? Si abbona a entrambe? Si rassegna e un po’ di Champions la vedrà in chiaro su Canale 5 – vedi la Lazio dell’altra sera, 20%, mica male – ma non la Juve del girone di qualificazione, etc etc? Qui si entra nel ginepraio, buona fortuna a tutti. E per chi la domenica si attacca alla tv la rivoluzione prosegue: Mediaset ha comprato i diritti delle prime interviste dopo gara più un altro blocco di esclusive simili (si entra in dinamiche folli, i diritti dei gol di una giornata sono di tutti per una settimana, poi sono solo di Mediaset. E altre simili amenità).
Mediaset «L’unico marchio, televisivo o commerciale, che è con la Champions fin dall’inizio è Mediaset», rivendica Alberto Brandi capo della redazione sportiva. Dov’è la sorpresa, dov’è lo scandalo? Infatti non c’è, ma come detto c’è il tifoso-appassionato di mezzo.
Tecnicamente Mediaset diventa la Sky del calcio con la Champions e le esclusive intorno alle partite (interviste, etc), l’allenatore dopogara deve presentarsi in primis ai microfoni del Biscione e per mezz’ora esatta (qualcuno deve pure cronometrare) non potrà andare in nessun’altra tv.
Visto l’investimento mostruoso, tanto valeva provare in grande anche il contorno: ingaggiati Paolo Rossi e Ciro Ferrara – strappati a Sky – arricchito il parco telecronisti, rubriche e all-news sportive come se piovesse. «Per le serate di Champions puntiamo a ospiti top sera dopo sera, da Mihajlovic a Capello» dice Yves Confalonieri, capo dei contenuti di Premium. In serie A mancano squadre come Torino e Genoa, che ci saranno però quando giocheranno contro le grandi. Più varie ed eventuali, comprese chicche che richiamano l’attenzione. Vedi l’ingaggio di Elena Tambini: era un arbitro, ma vuoi per vocazione scarsa, vuoi per avvenenza spaziale ha scelto la carriera tv. Sky Sbagliato ridimensionarla, ma la Champions è la Champions. Dopodiché nessun dubbio: tra serie A tutta intera (compresa Carpi-Frosinone), serie B tutta intera e in esclusiva, Premier, Liga spagnola – su FoxSports – e mettiamoci anche l’Europa League (le dirette-gol del torneo sono comunque sublimi), lo slogan “Chi ama davvero il calcio deve avere Sky” ha un senso. In attesa di eventuali sviluppi interstellari e di valutare quanto il colpo di mano di Mediaset funzionerà (a ottobre si capirà quasi tutto, parlando di tendenze: il Biscione parla di 500mila abbonati come obiettivo sui tre anni di contratto, al momento scuciono solo frasi come «siamo al triplo rispetto allo scorso anno» ma è prestissimo per capire come andrà davvero) si fa finta di niente o quasi.

Ilaria D'Amico (foto Olycom)

Ilaria D’Amico (foto Olycom)

Carne al fuoco ce n’è, si spera che la serie A sia un po’ più viva del solito e che l’effetto Champions venga in parte vanificato dalle gare che Mediaset dovrà comunque trasmettere in chiaro – ma appunto non la Juve fino a dicembre, come da solenne promessa/minaccia. Ilaria D’Amico con Sky Calcio Show fino a dicembre – poi gravidanza vera e Fabio Caressa, libero da questi condizionamenti, al suo posto. Ma l’effetto interviste e bordocampisti e cose simili in cui bisognerà attendere i comodi della concorrenza – dopo anni e anni di predominio – produrrà comunque sensazioni stranianti. Rai Va a finire che in questo bailamme, e a patto di non aver la pretesa di guardare partite in diretta, una Rai in cerca di rilancio e con molte novità garantirà rassicurazioni allo spirito. Cambia la Domenica Sportiva (Alessandro Antinelli e Giusy Versace in conduzione), cambia soprattutto il blocco della domenica pomeriggio post-partite: a 90° Minuto torna Paola Ferrari, insieme a Marco Mazzocchi, e il programma anticipa di un’ora, ovvero si prende lo spazio-interviste di Stadio Sprint. E Varriale? Lui si consacra all’altra novità vera, ossia il ritorno su Raitre in seconda serata del Processo del Lunedì – direttamente contro il Tiki Taka di Italia 1 – opinionisti, dibattito con molte “b” e accanto a Varriale una come Andrea Delogu che “non sa nulla di calcio” ma c’è caso che se ne preoccuperanno in pochissimi.

Fonte: Repubblica