15 settembre 2015 | 13:22

Inizia oggi pomeriggio l’esame alla Camera del disegno di legge sulle intercettazioni. Tra i temi più discussi, la punibilità per registrazioni non autorizzate

Alla Camera torna in aula nel pomeriggio del 15 settembre il disegno di legge sulle intercettazioni, all’interno della riforma del processo penale distribuita su 34 articoli, riporta Asca. Si tratta di una delega al governo a rivedere la disciplina degli ascolti, e c’è già chi, come il Movimento 5 Stelle, la etichetta come ‘il nuovo bavaglio’. “Nemmeno Silvio Berlusconi era arrivato a fare tanto e ora il governo Renzi e il Nuovo centrodestra ce la stanno facendo”, accusa Vittorio Ferraresi, capogruppo M5S in commissione Giustizia e relatore di minoranza, in una conferenza stampa a Montecitorio con la sua collega Giulia Sarti e il presidente dell’ordine dei giornalisti, Enzo Iacopino, che raccoglie l’allarme dei pentastellati.

Il ddl fa discutere soprattutto la norma sulle intercettazioni: “Una vera e propria delega in bianco”, secondo Ferraresi, visto che “l’esecutivo potrà prevedere blocchi alla pubblicazione delle intercettazioni nell’ordinanza di custodia cautelare oppure sanzioni forti ai giornalisti”. E poi: “I tre mesi dati al giudice per la chiusura delle indagini sono una vergogna in un momento in cui ci sono gravi e grosse indagini sulla corruzione. Dare una tagliola di tre mesi pena l’avocazione dell’indagine limita il buon esercizio dei magistrati.”. A preoccupare è anche la norma che prevede una nuova fattispece penale (punita con la reclusione da 6 mesi a 4 anni) a carico di quanti diffondano il contenuto di conversazioni fraudolentemente captate, col fine di recare danno alla reputazione. E non basta a placare gli animi l’emendamento presentato da Walter Verini (Pd) per escludere la punibilità quando le registrazioni o le riprese sono utilizzabili nell’ambito del diritto di cronaca oltre che nell’ambito di un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa.

Il ddl firmato dai ministri della Giustizia, Andrea Orlando, dell’Interno, Angelino Alfano e dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dopo un esame di sei mesi in commissione Giustizia, arriverà al voto finale dell’assemblea in prima lettura in settimana nonostante i trecento emendamenti: i tempi infatti sono contingentati visto che il provvedimento era approdato in aula proprio alla vigilia della pausa estiva lo scorso 27 luglio.

Ha detto la sua anche il presidente del gruppo misto alla Camera, Pino Pisicchio. ”Una regolazione equilibrata delle intercettazioni e’ necessaria e sacrosanta. Cio’ che occorre trovare è il giusto equilibrio tra tre posizioni costituzionali che riguardano il dovere del magistrato di indagare, quello del giornalista di dare la notizia e, infine, quello di ogni cittadino alla privacy”. Mentre David Ermini, responsabile Giustizia del Pd, difende il disegno di legge: “Né giro di vite sulle intercettazioni né norma bavaglio. È un gran polverone quello sollevato dai 5 Stelle ed e’ brutta la strumentalizzazione di temi così delicati. Abbiamo posto – prosegue Ermini – il problema di non far entrare nelle ordinanze testi di intercettazioni irrilevanti per le indagini: è questo un bavaglio? Abbiamo garantito a chi esercita il diritto di cronaca anche la possibilità di registrare in modo fraudolento: dove sta il bavaglio? Quanto alla chiusura dell’indagine, il termine di tre mesi riguarda la fase successiva allo svolgimento delle indagini stesse ed e’ ritenuto ragionevole dalla gran parte dei procuratori: è giusto che ci sia un termine alle indagini, mi pare una norma sacrosanta, ma abbiamo anche previsto la possibilità di allungamento per le indagini più complesse, come quelle di mafia”.