15 settembre 2015 | 18:25

Il premier Renzi annuncia l’introduzione della digital tax: “Sarà legge dal primo gennaio 2017″

“Dal 2017 immaginiamo una digital tax che vada a far pagare le tasse nel luogo dove vengono fatte le transazioni economiche e gli accordi per i grandi gruppi economici che operano su internet come Google e Apple. Lo ha annunciato, dice Asca, il premier Matteo Renzi, durante la registrazione di ‘Otto e mezzo’ di lunedì 14 settembre. “Sarà legge dal primo gennaio 2017: non per fare soldi ma per una questione di giustizia, in attesa di una norma europea”, ha continuato.

Il premier Matteo Renzi alla puntata della trasmissione ‘Otto e mezzo’ il 14 settembre (foto Olycom)

Scelta Civica ha sottolineato che il ddl con la proposta per la nuova tassa (il testo pubblicato sul sito del Corriere) è stato presentato da loro mercoledì 9 settembre, a firma dei deputati Stefano Quintarelli e Giulio Cesare Sottanelli, e concordato con il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti. ”Renzi ha accolto il nostro schema” ha detto Zanetti. “La proposta non rappresenta l’introduzione di una nuova tassa. Prevede l’assoggettamento al regime fiscale italiano per i soggetti non residenti che realizzano transazioni finanziarie digitali con una continuità di sei mesi ed un fatturato pari ad almeno cinque milioni. In alternativa – ha continuato – il soggetto diventa residente in Italia ed è assoggettato ad una ritenuta alla fonte sulle transazioni del 25%. Il gettito annuo stimato della digital tax dovrebbe essere tra i 2 e i 3 miliardi di euro”. Ha poi annunciato che la digital tax potrebbe anche essere anticipata al 2016 ”considerato che può dare un contributo davvero importante in termini di gettito e, quindi, di finanziamento delle importanti misure di riduzione del prelievo fiscale su lavoratori, imprese e famiglie italiane che stiamo mettendo a punto”.

Matteo Renzi, ricorda il Corriere, avrebbe quindi cambiato idea sull’introduzione di una tassa per i colossi digitali. A fine 2013 si era detto contrario alla proposta di legge di Francesco Boccia sulla cosiddetta ‘web tax’, e nel febbraio 2014 aveva abrogato la norma che imponeva l’acquisto di pubblicità online solo da società che avessero sede in Italia. Alcune fonti vicine alla presidenza del consiglio fanno riferimento più che altro alla volontà di pungolare Bruxelles.