17 settembre 2015 | 12:30

Nel 2014 sette giornali online hanno detto basta ai commenti degli utenti. Un anno dopo solo The Verge pensa di tornare sui suoi passi

I commenti dei lettori sotto gli articoli dei siti di news hanno suscitato molti dolori e poche gioie. Il mantello di anonimato che il web regala agli utenti dà sfogo a critiche e polemiche sterili, per non parlare di insulti al limite della soglia legale. Tutti – o quasi – i giornali davano la possibilità a chi si informava sul sito di dire la sua. Ma nel 2014 in tanti hanno detto basta, almeno nel mondo anglofono. Recode, Mic, The Week, Reuters, Popular Science, The Verge e Usa Today’s Ftw hanno chiuso l’anno scorso la sezione dedicata ai commenti.

Per loro, i commenti e le conversazioni tra lettori devono spostarsi dal sito ufficiale ai social network. Twitter, Facebook e Tumblr non vengono più visti solo come vie di divulgazione di news, ma anche come arena aperta al pubblico. Si sfrutta così l’attitudine naturale di queste piattaforme, che spingono alla condivisione e all’interazione tra utenti.

Nilay Patel, editor-in-chief di The Verge (foto da behance)

Justin Ellis, di NiemanLab, ha raccolto le giustificazioni e i motivi che hanno spinto molti siti di news a chiudere la sezione commenti, approfondendo poi la questione su come viene oggi gestito il feedback peer-to-one. Solo uno tornerebbe indietro. The Verge sta reinserendo in modo selettivo i commenti all’interno dei suoi articoli e sta pianificando la reintroduzione di una vera e propria sezione, ha rivelato Nilay Patel, l’editor-in-chief. “Penso che bisogna cercare di stabilire norme di comportamento che le persone siano disposte a seguire perché vogliono aver cura di quello spazio. Possiamo creare un milione di strumenti per gestire i ‘bad actor’, ma ciò di cui abbiamo davvero bisogno è costruire una comunità che non fa fiorire insulti gratuiti”, ha detto.

Kara Swisher, executive editor di Recode, è invece fermamente convinta che i commenti sul sito non portino valore aggiunto al lavoro dei giornalisti. Secondo lei, i social network sono il posto migliore per sviluppare l’interazione con la propria audience, evitando il trolling. “Stiamo provando anche nuove vie” ha aggiunto. “Abbiamo una newsletter quotidiana e poi, ovviamente, organizziamo eventi. Ci sono tanti modi per raggiungere le persone. Abbiamo anche realizzato un podcast, che aiuta molto. Non avevamo il tempo di gestire i commenti, né vedevamo dei benefici nel continuare a lasciarli sul sito. Le cose sono cambiate, e anche noi dobbiamo cambiare. Le persone ci hanno seguito, e questo è affascinante. All’inizio ci dicevano ‘come osate?’, ma poi hanno capito”.

Per Usa Today’s Ftw è invece più una questione di rivoluzione nel modo di connettersi. Jamie Mottram, director of content development, ha detto: “Il 70% della nostra audience arriva da mobile, mentre il commento è più un’esperienza legata al desktop. In più, il nostro sito è molto orientato verso i social, ed è lì che gli user dicono la loro, con i loro amici e nel loro ambiente”.