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17 settembre 2015 | 15:17

Sempre più edicole in Italia sono costrette a chiudere. Il quotidiano online ‘Vice’: oltre alla crisi della carta stampata, c’è la crisi dei giornalai

Insieme alle cabine telefoniche, tra un po’ anche le edicole saranno luoghi da fotografare. Oltre al numero sempre più basso di giornali venduti, specie tra i teenagers e i giovani adulti, anche la percentuale di chi si reca dal giornalaio si è repentinamente abbassata. Tutto passa dal web, da 15 anni a questa parte. E così molte saracinesche verranno tirate giù per sempre.

Un articolo apparso su Vice il 17 settembre riporta alcuni numeri: dal 2001 ad oggi circa 13mila edicole avrebbero chiuso su tutto il territorio nazionale. Quasi un terzo del totale, che riduce i chioschi e rivenditori di prodotti editoriali a circa 28mila unità: 36 chiuse solo a Milano nell’ultimo anno, 45 quelle romane. Solo 19 quelle partenopee.

Oltre alle chiusure dei chioschi, si calcola che in Italia siano rimaste solo 18mila edicole ‘pure’.  Escludendo tabaccherie, cartolerie e autogrill che vendono anche giornali – stando alle stime del Sinagi, sindacato nazionale dei giornalai – da qui a tre anni oltre diecimila esercizi rischieranno seriamente di non arrivare fino al prossimo decennio.

Eppure, come ricorda Vice, fino a di dieci anni fa, le edicole apparivano come entità difficilmente ‘deperibili nel tempo’, custodi di prodotti destinati a durare probabilmente per sempre. Gli edicolanti sembravano al sicuro – dietro le loro  strutture di metallo – dal numero dei resi costantemente in crescita. Secondo il segretario generale del Sinagi Marchica, dal 2007 ad oggi il guadagno medio degli edicolanti sarebbe calato vertiginosamente, al ritmo del meno 10/15 % di entrate annue, e persino l’industria poligrafica – che alle edicole è strettamente collegata – è passata dal contare diecimila unità lavorative nel 1995 alle quattromila di oggi.

Ancora nel 2009 si pensava di aver pareggiato le perdite di giornali e giornalai con gli allegati alle riviste in grado di vendere bene e dopare i dati di vendite, ignorando totalmente però quali fossero i veri fattori della crisi industriale e sistemica di tutto il comparto editoriale.

Come spiegato da Antonio Cavaciuti su Gli Stati Generali e da diversi critici dei media in giro per il mondo, le ragioni che hanno contribuito a costruire questo scenario sono molteplici. La prima, ovviamente, riguarda la crisi economica, che avrebbe portato le famiglie italiane a spendere meno di quanto prima facessero, e spostare i propri investimenti su altri acqusiti reputati generalmente prioritari.

I motivi che hanno reso l’acquisto di un giornale cartaceo non più “prioritario”, peraltro, si collegano alla probabile seconda causa della crisi delle edicole: cioè il fatto che grazie a Internet praticamente quasi tutto lo spettro informativo locale, nazionale e globale può essere consultato liberamente, e pressoché gratuitamente, su testate online, blog, giornali in pdf, social network, pagine Facebook di Gianni Morandi. La terza probabile causa aggiuntiva della crisi delle edicole è infatti la crisi del giornalismo tradizionale che ha portato i giornali italiani a vendere dalle sei milioni di copie del 2000 alle quasi tre milioni del 2014 (dati FIEG), a chiudere decine di testate anche di rilevanza nazionale e a minacciare la chiusura di altre duecento nei prossimi anni, mettendo a rischio circa tremila posti di lavoro.

Stando a questo scenario, inevitabile sembra la chiusura di un numero sempre crescente di edicole. Ma molti comuni italiani hanno pensato ad una riqualificazione di alcuni chioschi in infopoint. In sostanza, se da una parte è difficile immaginare un futuro e una città senza edicole – come pare sia successo a Ogliastro Cilento – allo stesso tempo è molto complicato pensare che esercizi del genere, che come altri sono soggetti commerciali soggetti alle turbolenze e le necessità del mercato, possano continuare a sopravvivere in qualche modo.