17 settembre 2015 | 17:37

A reato social, segue pena social. In Spagna un condannato per diffamazione su Twitter dovrà, per ordine del giudice, cinguettare la sentenza. 140 caratteri alla volta

Un giudice di Siviglia ha pensato a una pena a tema ‘social’ per il reato di diffamazione. Seguendo la dantesca legge del contrappasso, il presidente dell’associazione bancaria Ausbanc di Madrid, Luis Pineda, condannato per aver infangato a suon di cinguettii la reputazione di Ruben Sanchez, responsabile di un’organizzazione rivale, ora dovrà espiare la sua pena proprio su Twitter. Un’auto-diffamazione, in pratica: divisa in 140 caratteri, per trenta giorni. Pubblico l’insulto, pubblica la pena.

Luis Pineda, presidente dell’associazione bancaria Ausbanc di Madrid (foto da Twitter)

L’originale sentenza potrebbe aprire una giurisprudenza specifica, dice Repubblica: per l’uomo, oltre che una multa da 4 mila euro per danni e la cancellazione di 57 messaggi, anche la ‘gogna’ versione social. Ma non è finita: il giudice ha anche specificato che, per massimizzare gli effetti, i tweet dovranno essere diffusi nelle ore di punta, tra le 9 di mattina e le 2 del pomeriggio e tra le 5 del pomeriggio e le 10 di sera. Pineda ha annunciato che ricorrerà in appello e sta twittando di tutto tranne che la sentenza. Tra cui un messaggio all’avversario: “Celebrare una vittoria in tribunale con una sentenza contro la quale c’è ricorso è come festeggiare il matrimonio durante il fidanzamento”.