18 settembre 2015 | 10:03

Carlo Freccero al ‘Fatto’: se in Rai torna la seconda serata, rinascono satira e idee nuove. Quelli della notte che fanno bella la tv

Il Fatto Quotidiano 18/09/2015 – (…) Quelli della notte di Renzo Arbore, trent ‘anni fa, ha seppellito per sempre la televisione seriosa: la Rai imbolsita e istituzionale, stretta nel tubino scuro del servizio pubblico, che lesinava gli esperimenti. Satira, comici, musica. Fu la rivoluzione notturna, che cadeva dopo le undici di sera. Carlo Freccero, che da direttore ha inventato gli ultimi successi di Rai2 e Rai4 e adesso siede nel Cda di Viale Mazzini, fa una proposta: ” Perché non ricreiamo la seconda serata? ” .

Quel luogo immune alla dittatura degli ascolti, fucina di talenti, autentico laboratorio di idee. Il secondo tempo del palinsesto e il secondo tempo del pubblico. Oltre i telegiornali, i programmi pedanti, i varietà per le famiglie. Quelli della notte ha ispirato decine di trasmissioni, svegliato gli autori dal torpore. Ha contagiato gli impettiti dirigenti di Viale Mazzini. Poi venne l ‘ i n f o rmazione, Sa ma rc an da di Michele Santoro. Ancora le risate, i talenti, le battute: Serena Dandini, Piero Chiambretti, i fratelli Corrado e Sabina Guzzanti, Antonio Albanese. I misteri di Carlo Lucarelli, le inchieste di Milena Gabanelli. L ‘ e l e nco non sarà mai completo, mai esaustivo. Ma riguarda il passato. IN QUEST ‘ EPOCA dominata dagli analisti di Auditel, assetata di pubblicità (non ne resta molta) e soprattutto intellettualmente pigra, le televisioni hanno smesso di provare, di stupire il telespettatore. Anzi, assillano il pubblico: le trasmissioni durano più di tre ore, superano la mezzanotte nel tentativo disperato di spostare qualche decimale di share e risparmiare un po ‘ di denaro. Un tentativo fallito. Il telespettatore scappa, saltella fra i canali in cerca di requie e il (presunto) risparmio è irrilevante. Il pubblico non può resistere tre ore incollato al solito talk show che arruola carovane di ospiti, mescola gli argomenti, apre collegamenti che non chiude, trancia le interviste (spesso registrate), farcisce il copione con sondaggi, cartelli, schemini. Anche i conduttori poi salutano stremati, confusi più del pubblico. Pure l ‘ Auditel condanna questi rimedi posticci: Bal larò o Dimartedì oppure La Ga bbi a o V iru s , diluiti per riempire due zone del palinsesto (prima e seconda serata), raccattano un punticino, al massimo un punticino e spiccioli di shar e in più. Un ‘ inezia. E poi, ecco la sorpresa: la seconda serata è un investimento sostenibile, una spesa con i saldi. Gazebo su Rai3, TikiTaka su Italia1 o E poi c ‘ è Cattelan su Sky Uno, programmi innovativi e frizzanti (e molto diversi), si pagano con poche migliaia di euro e piacciono tanto agli inserzionisti. Perché il pubblico ha un profilo ben definito e la pubblicità ha valore. Davanti al televisore non c ‘ è la famiglia distratta che mangia la pizza o s ‘ ap pisola di colpo, ma un telespettatore attento, che ha aspettato l ‘ inizio del programma, che l ‘ ha scelto senza capitarci per caso. Così l ‘ editore, il direttore o l ‘ au tore possono interpretare meglio le statistiche Auditel, correggere, aggiungere o togliere e preparare le prossime stagioni. In prima serata, Gazebo è sbarcato dopo un po ‘ di anni, dopo apparizioni di trenta minuti mangiucchiati qua e là al monolitico palinsesto di Rai3. E il rischio per l ‘ azienda è inesistente. Non ci scappa l ‘ esoso flop (leggi Parallelo Italia di Gianni Riotta di quest ‘ estate). Allora ha ragione Freccero: ” Ri creiamo la seconda serata ” . Non è questione di soldi, non è questione di share . Ma è solo buona tv.