21 settembre 2015 | 11:38

Apple ostacola la pubblicità online: blocco dei banner intrusivi sul nuovo iOS9 e l’app di Adblock Plus sull’Apple Store

Apple va incontro agli utenti di internet, stufi di finestre che spuntano all’improvviso sullo schermo del computer, ma ostacola produttori e fornitori di contenuti web. A cominciare dai giornali. La società di Cupertino si schiera contro la pubblicità online. Il ceo Tim Cook – si legge su Repubblica – ha deciso di aprire le porta dell’Apple Store a Adblock Plus, il software open source che filtra e blocca la pubblicità online. Ma non solo: introduce anche nel nuovo sistema operativo iOS9 dei sistemi per limitare la pubblicità troppo intrusiva e non desiderata. Già oggi, secondo Adobe e PageFair, 198 milioni di persone nel mondo, di cui 45 milioni solo negli Usa, si servono di software anti-pubblicità come Adblock, usato soprattutto dagli utenti di Chrome, e Adblock Plus. E il loro numero cresce rapidamente (+41 per cento l’anno scorso): “Perché – spiega Ben William, direttore per le comunicazioni e le operazioni di Adblock Plus – i nostri software sono l’unica difesa per i navigatori di internet rispetto al caos di messaggi che cercano di carpire informazioni dall’utente o mettono in pericolo la sicurezza”. Il vero problema? Che questi sistemi sottraggono introiti ai siti: i quali sono per lo più gratuiti, è vero, ma vendono pubblicità digitale in modo da fare quadrare i conti. Si calcola ad esempio che quest’anno i vari software porteranno a una riduzione di 22 miliardi di dollari negli incassi degli editori: a tutto svantaggio di una informazione di qualità. La carta stampata è da tempo in crisi e le aziende editoriali hanno difficoltà nel recuperare su internet gli introiti persi nelle edicole: come dimostrano i conti in rosso, i consolidamenti e i licenziamenti in ogni angolo del mondo. Persino un gigante come il New York Times non riesce ad andare oltre ai 2 miliardi di valore di Borsa.

Ben Williams, direttore per le comunicazioni e le operazioni di Adblock Plus (foto da gulltaggen)

Alcuni gruppi di media hanno cercato di correre ai ripari. Il Washington Post, ad esempio, ormai saldamente nelle mani di Jeff Bezos (tant’è che nei prossimi sei mesi gli abbonati ad Amazon Prime potranno leggere gratuitamente il giornale online), ha bloccato l’accesso al suo sito ai browser dotati del software anti-pubblicità (bisogna toglierlo prima di entrarvi, oppure ricorrere alle notizie via-mail). Adesso però il problema si complica con la mossa di Apple che estenderà il fenomeno. Secondo molti esperti, sarà comunque un’occasione per mettere in discussione tutto il sistema. “Non vogliamo distruggere le finestre pubblicitarie, ma solo migliorarle e renderle meno invadenti”, spiega Williams di AdBlcok Plus.