22 settembre 2015 | 11:54

L’accusa chiede una pena di otto mesi per Erri De Luca. Gramellini: la richiesta del Pm gli ha regalato una patente di martire che non merita

Continuano le polemiche sul caso Erri De Luca. Lo scrittore, diventato ormai un simbolo della lotta contro l’alta velocità e un eroe per il movimento No Tav, era stato denunciato mesi fa dalla Ltf – la società italo-francese che si è occupata del progetto della Torino-Lione – alla procura di Torino, per le dichiarazioni rilasciate durante alcune interviste nel 2013. “La Tav va sabotata”, aveva detto. L’accusa, il 21 settembre, ha chiesto una condanna a otto mesi per istigazione a delinquere. Nella prossima udienza, fissata per il 19 ottobre, lo scrittore tornerà a parlare in aula: il suo avvocato, Gianluca Vitale, ha infatti annunciato nuove dichiarazioni spontanee dello scrittore. Intanto De Luca ha dichiarato: “Questo non è un processo al sottoscritto, ma alla libertà di pensiero nel nostro Paese”. In sua difesa si sono mobilitati letterati e intellettuali italiani e stranieri, che hanno chiesto di ritirare la denuncia.

Lo scrittore Erri De Luca in aula durante il processo (foto Olycom)

Anche Massimo Gramellini, nel suo Buongiorno del 22 settembre. dal titolo ‘Se non Erri’, dà la sua opinione sul caso:

“Si possono non condividere le parole di uno scrittore che benedice il sabotaggio della Tav e l’uso di cesoie per tagliare le reti di un cantiere. Ma da qui a chiedere otto mesi di reclusione per chi le ha pronunciate, come ha appena fatto il pubblico ministero di Torino, passa un mondo. Il mondo laico e liberale che abbiamo ereditato senza troppi meriti e di cui la libertà di opinione costituisce un caposaldo. Il mondo tollerante ed evoluto che fece dire a Voltaire: non la penso come te, però sono pronto a morire per difendere il tuo diritto di esprimerti. Se Erri De Luca si chiamasse Enrico De Lucia, nessuno si sarebbe sognato di portarlo in tribunale. Applicando lo stesso metodo a tutte le istigazioni a delinquere più o meno anonime che si leggono sul web (ogni giorno chi si augura la morte di Renzi, Grillo, Salvini, Balotelli: una carneficina) bisognerebbe imbastire milioni di processi. Senza contare che De Luca ha additato come nemica un’opera pubblica, non una vita umana.

Questa storia fatta di parole non doveva finire in un dibattimento, ma in un dibattito. Nell’aula di un convegno De Luca sarebbe stato un relatore come gli altri. In un’aula di giustizia diventa subito una vittima. E la condizione di vittima infonde paradossalmente più forza e visibilità proprio alle parole che qualcuno considera talmente pericolose da giustificare la galera. La richiesta del pubblico ministero ha regalato a Erri De Luca una patente di martire che francamente non merita”.