23 settembre 2015 | 8:53

Oggi la Camera approva la legge di riforma del processo penale. Il tema spinoso delle intercettazioni sui giornali rinviato a una legge delega. In allarme il sindacato dei giornalisti

(Lastampa)  Intercettazioni e non solo. Oggi la Camera approva la riforma del processo penale. In attesa del passaggio al Senato, l’attenzione si accentra sul capitolo più spinoso, quello che riguarda la pubblicazione delle intercettazioni sui giornali (regolamentazione rinviata a una legge delega che verrà), ma intanto sono diverse le novità introdotte dal ddl del governo.

Il ministro della giustizia Andrea Orlando insieme al premier Matteo Renzi (foto Olycom)

Il ministro della giustizia Andrea Orlando insieme al premier Matteo Renzi (foto Olycom)

Si va dalla estinzione del reato quando l’imputato ripara interamente in danno, formula valida però solo per i reati a querela, all’ampliamento dei diritti della parte offesa, che avrà diritto di conoscere lo stato di un procedimento sei mesi dopo la sua denuncia. Crescono le pene per il per furto in abitazione (sarà da 3 a 6 anni), per furto aggravato (da 2 a 6 anni), rapina (da 4 a 10 anni). Aumentano anche le pene per il voto di scambio politico-mafioso, che dagli attuali 4-10 anni passerà a 6-12.

Sulla riforma delle intercettazioni – non dello strumento in sé, ma della possibilità di pubblicarle sui giornali – ieri il dibattito parlamentare si è arroventato con i grillini a gridare a una nuova legge-bavaglio e tutti gli altri a negare che qualche nuovo limite alla pubblicabilità sia un provvedimento così estremo. Nella legge, comunque, si stabilisce solo una delega al governo. I contenuti verranno in seguito. Unica certezza, è caduta l’ipotesi di una udienza di «selezione» per discernere tra intercettazioni penalmente rilevanti e non. Resta una procedura di selezione che dovrà tenere conto del principio del contraddittorio. «Nessuna delega in bianco», ha tenuto a precisare il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. «Nessun bavaglio all’informazione né tantomeno ostacoli alle indagini. Chi si ostina a sostenere il contrario dice falsità», insorge Donatella Ferranti, Pd. E’ in allarme il sindacato dei giornalisti, però. Secondo Raffaele Lorusso, segretario Fnsi, val la pena di ricordare che non tutte le notizie di rilievo sono quelle penalmente rilevanti .

Meno appassionanti per la politica, ma gravi per la magistratura, altre decisioni prese quasi all’unanimità della Camera: la scadenza di 3 mesi, prorogabile di altri 3, per chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione dopo che i pm hanno notificato la conclusa indagine. In caso di inerzia c’è l’avocazione del procuratore generale presso la corte d’Appello. Dubbi della magistratura anche per l’obbligo di immediata iscrizione al registro degli indagati, pena provvedimento disciplinare: si profila un’inflazione di indagati.

http://www.lastampa.it/2015/09/23/italia/cronache/intercettazioni-e-indagini-pi-veloci-cos-cambier-il-processo-penale-zyFs1qFvReL2fuQx0ubtiI/pagina.html