23 settembre 2015 | 11:50

Approvato il ddl penale alla Camera con 314 sì. Il progetto di legge, che contiene la discussa riforma delle intercettazioni, passa ora al Senato

La Camera ha approvato il ddl di delega penale, con 314 voti a favore e 129 contrari. Sono stati 51 gli astenuti. Il progetto di legge, che contiene anche la discussa riforma delle intercettazioni, passa ora al Senato. Forza Italia si è astenuta – riporta Ansa – mentre hanno votato contro il Movimento Cinque Stelle, la Lega e Sel.

Andrea Orlando, ministro della giustizia (foto Olycom)

La votazione è slittata di 24 ore, per le tante proteste dell’opposizione, che accusano il Pd di aver prodotto una nuova legge bavaglio. Il M5S si è presentato in aula con grandi lettere che formavano la frase ‘no legge bavaglio’. I deputati pentastellati si sono anche coperti le bocche con dei pezzi di stoffa, rifiutandosi di toglierli anche dopo il richiamo della presidente Laura Boldrini. “Il Pd non metterà mai un bavaglio alla stampa ma i diritti delle persone vanno tutelati. Lasciamo ai grillini il diritto di guardare dal buco della serratura: qualche volta sembrano Fantozzi che sbircia la signorina Silvani”, è la replica di David Ermini del partito democratico. “Captare parole fuori contesto con un telefonino ricorda il ventennio, le ‘vite degli altri’ il regime del terrore. Per noi ci vuole libertà di stampa e libertà di vivere. E se i grillini vogliono mettere tutto in piazza, allora dicessero quanto spendono per la loro manifestazione di Imola o mettessero tutte loro le riunioni in streaming, invece di toglierle di corsa quando qualcuno le pubblica. Per loro ascoltare sì, ma solo gli altri”, conclude Ermini. Anche Grillo ha commentato l’approvazione del ddl su Twitter: “Han fatto peggio di Berlusconi, distruggendo il diritto di cronaca. Solo M5S contrario”.

Il progetto di legge prevede tante riforme: si va dalla estinzione del reato – riporta La Stampa – quando l’imputato ripara interamente in danno, formula valida però solo per i reati a querela, all’ampliamento dei diritti della parte offesa, che avrà diritto di conoscere lo stato di un procedimento sei mesi dopo la sua denuncia. Crescono le pene per il per furto in abitazione (sarà da 3 a 6 anni), per furto aggravato (da 2 a 6 anni), rapina (da 4 a 10 anni). Aumentano anche le pene per il voto di scambio politico-mafioso, che dagli attuali 4-10 anni passerà a 6-12. Per quanto riguarda la riforma delle intercettazioni, si stabilisce nella legge soltanto una delega al governo: i contenuti verranno definiti in seguito. Unica certezza, è caduta l’ipotesi di una udienza di «selezione» per discernere tra intercettazioni penalmente rilevanti e non. Resta una procedura di selezione che dovrà tenere conto del principio del contraddittorio. Meno appassionanti per la politica, ma gravi per la magistratura, altre decisioni prese quasi all’unanimità della Camera: la scadenza di 3 mesi, prorogabile di altri 3, per chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione dopo che i pm hanno notificato la conclusa indagine. In caso di inerzia c’è l’avocazione del procuratore generale presso la corte d’Appello. Dubbi della magistratura anche per l’obbligo di immediata iscrizione al registro degli indagati, pena provvedimento disciplinare: si profila un’inflazione di indagati.