23 settembre 2015 | 14:03

Concessa la grazia dal presidente egiziano al-Sisi per i giornalisti di al-Jazeera condannati con l’ accusa di essere legati alla fratellanza musulmana

Il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi ha concesso la grazia a Mohamed Fahmy, giornalista egiziano-canadese dell’emittente televisiva qatariota ‘al Jazeera’. A diffondere la notizia è l’agenzia di stampa Agi. Il provvedimento presidenziale prevede la grazia per un totale di 100 attivisti politici egiziani in occasione della Festa del sacrificio (Aid al Adha).

Baher Mohamed e Mohamed Fahmy (foto al-Jazeera)

Il governo del Canada aveva formalmente chiesto la grazia per Fahmy, condannato il 29 agosto scorso a tre anni di carcere insieme ad altri due suoi colleghi e tre tecnici, con l’accusa di aver diffuso notizie false, di essere legati ai Fratelli musulmani (gruppo considerato terrorista dal Cairo) e di non avere permessi di lavoro per esercitare la professione in Egitto. Fra i condannati vi erano anche Baher Mohamed e l’australiano Peter Greste, processato in absentia perche’ gia’ estradato nel suo Paese.

I giornalisti furono arrestati il 29 dicembre 2013 in un hotel dove soggiornavano capitale egiziana e il processo iniziò il 20 febbraio del 2014. Il 23 giugno dello scorso anno la Corte d’assise condannò Peter Grestie e Mohamed Fahmi a 7 anni di reclusione, mentre Mohamed Baher a 10 anni di prigione, perchè trovato in possesso, secondo l’accusa, di un proiettile. La sentenza scatenò critiche e polemiche da parte di associazioni che difendono la libertà di stampa e attivisti per i diritti. Il 1 gennaio 2015 la Corte di Cassazione ha annullato il processo di giugno e ha disposto che venisse rifatto. Il primo febbraio 2015 le autorità egiziane hanno rilasciato l’australiano Greste e lo hanno espulso dal Paese. Gli altri due reporter furono poi scarcerati su cauzione, ma in regime di libertà vigilata. Liberate anche le attiviste Sanaa Seif, sorella di Alaa Abdel Fattah, uno dei più noti blogger anti-militari, e Yara Sallam, entrambe accusate di aver violato la legge che limita le manifestazioni.

Della troupe di Al Jazeera English, arrestata nell’hotel Marriot del Cairo a dicembre 2013, fa parte anche il reporter australiano Peter Greste, espulso lo scorso febbraio dall’Egitto ma anch’egli condannato a tre anni.
La vicenda aveva sollevato la protesta delle organizzazioni internazionali a tutela dei diritti umani e di numerosi governi occidentali che l’hanno definita un attentato alla libertà di stampa. Ma si inseriva anche nella crisi tra l’Egitto e il Qatar, paese sostenitore dei Fratelli musulmani (decretati organizzazione terroristica) e del presidente deposto Mohammed Morsi.