Editoria

23 settembre 2015 | 12:59

Editoria: ecco la riforma Pd, fondo informazione e revisione sostegno. Il Testo presentato in commissione Cultura alla Camera

(Adnkronos) Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione; deleghe al governo per la revisione del sistema del sostegno pubblico all’editoria nonché per la ridefinizione dell’accesso ai prepensionamenti per i giornalisti e la razionalizzazione della composizione e delle attribuzioni del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti; immediata operativitàrispetto all’emanazione dei decreti legislativi, di alcune disposizioni che anticipano aspetti della riforma relativi alla disciplina dei contributi. Sono i cardini della riforma dell’editoria prevista nella Pdl del Pd (prima firmataria Coscia) presentato il 22 settembre alla Camera.

Nel testo, che l’Adnkronos ha consultato e che ricalca la riforma cui il governo ha lavorato in questi mesi, si spiega che l’obiettivo del provvedimento è quello di “ridefinire, in un quadro di regole coerentee semplificato, la disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici attraverso la previsione di misure orientate a favorire la pluralità e l’indipendenza dell’informazione, l’innovazione dell’offerta informativa, in particolare nel campo digitale, il sostegno agli investimenti delle imprese editoriali e alla loro capacità di acquisire posizioni di mercato sostenibili nel tempo, il finanziamento di progetti innovativi nel campo dell’editoriapresentati da imprese di nuova costituzione nonché misure a sostegno di processi di ristrutturazione e riorganizzazione delle imprese editoriali già costituite”.

Nel dettaglio, con l’articolo 1 è istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, “il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione” che ha durata quinquennale (dal 2016 al 2020). Il Fondo conta su “risorse statali destinate alle diverse forme di sostegno all’editoria quotidiana e periodica” sia di contribuzione diretta che del Fondo straordinario per il sostegno all’editoria. Questo perchè “uno dei punti della riforma è infatti quello di rendere più efficace il sostegno pubblico all’editoria, garantendo la certezza delle risorse destinate al settore dell’editoria per un determinato arco temporale”.

L’articolo 2 stabilisce che le risorse assegnate al Fondo siano annualmente ripartite con Dpcm o del sottosegretario delegato.
Con l’articolo 3 viene esplicitato l’oggetto della delega e indicati principi e criteri direttivi della delega che, tra l’altro, ha come oggetto “oltre alla ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici, la previsione di misure per il sostegno agli investimenti delle imprese editoriali, l’innovazione del sistema distributivo, il finanziamento di progetti innovativi nel campo dell’editoria presentati da imprese di nuova costituzione nonchémisure a sostegno di processi di ristrutturazione e riorganizzazione delle imprese editoriali già costituite”.
Per quanto concerne la revisione della disciplina dei contributi, resta sostanzialmente confermato l’attuale impianto e, tra le altre cose, “è altresì previsto che siano ammesse al finanziamento le sole imprese editrici che, in possesso degli altri requisiti di legge, esercitino una attività informativa autonoma e indipendente, di carattere generale, che concorra a garantire il diritto dei cittadini ad essere informati da una pluralità di fonti al fine di esercitare in modo libero e consapevole i diritti civili e politici sanciti dalla Costituzione”.
Tra l’altro, viene indicato come ulteriore criterio di delega “l’esclusione dal finanziamento degli organi di informazione dei partiti, dei movimenti politici e sindacali, dei periodici specialistici a carattere tecnico, aziendale, professionale o scientifico e, comunque, di quelli che non contribuiscono in modo prevalente e significativo alla funzione informativa di carattere generale in materia politica, economica e sociale”.
Tra i vari criteri per i contributi, si prevede “l’introduzione del passaggio all’edizione in formato digitale della testata, anche eventualmente in parallelo con l’edizione in formato cartaceo, come condizione necessaria per ricevere i finanziamenti” e “una valorizzazione delle voci di costo legate alla trasformazione digitale dell’offerta e del modello imprenditoriale”.
Sono, quindi, previsti incentivi a sostegno degli investimenti in innovazione digitale “anche attraverso la previsione di modalità volte a favorire investimenti strutturali in piattaforme digitali avanzate, comuni a più imprese editoriali, autonome e indipendenti”.

La riforma prevede poi una “progressiva liberalizzazione della vendita di prodotti editoriali”, per quel che riguarda le edicole. Tra gli altri criteri della delega, anche “la previsione di iniziative volte a promuovere la lettura dei quotidiani on line nelle scuole mediante agevolazioni e accordi con gli editori”.
Infine, il Governo viene delegato ad adottare misure di sostegno indiretto all’editoria con “incentivazione fiscale degli investimenti pubblicitari”.
Sempre l’articolo 3 si occupa di “rendere l’accesso ai prepensionamenti per i giornalisti più uniforme alla normativa generale in materia e a razionalizzare la composizione e le attribuzioni del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti” con decreti legislativi informati ad alcuni “principi e criteri” come la “ridefinizione dei requisiti di anzianità anagrafica e contributiva” e la “razionalizzazione delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e riduzione dell’attuale numero dei componenti fino ad un massimo di diciotto consiglieri”. (Adnkronos, 22 settembre 2015)

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