24 settembre 2015 | 11:45

Ddl penale al vaglio del Senato: il nodo cruciale resta la delega sulle intercettazioni. Caterina Malavenda, penalista: “vorrei sapere chi ha scritto il testo, poco chiaro e con espressioni infelici”

La Camera approva – con 314 sì, 129 no e 51 astensioni – la riforma del processo penale. I voti contrari sono arrivati da Lega, Sel e Movimento 5 Stelle. In attesa del passaggio al Senato, l’attenzione si concentra sul capitolo più spinoso, quello che riguarda la pubblicazione delle intercettazioni sui giornali. Come riportato da La Stampa, la regolamentazione è rinviata a una legge delega che verrà.

Andrea Orlando, ministro della giustizia (foto Olycom)

Sulla riforma delle intercettazioni – non dello strumento in sé, ma della possibilità di pubblicarle sui giornali – ieri il dibattito parlamentare si è arroventato con i grillini a gridare a una nuova legge-bavaglio e tutti gli altri a negare che qualche nuovo limite alla pubblicabilità sia un provvedimento così estremo.

Il contenuto del testo della riforma del processo penale in materia di intercettazioni, così come esemplificato da Repubblica, prevede i seguenti punti: innanzitutto stabilisce solo una delega al governo, i cui contenuti verranno in seguito. Il governo dovrà predisporre norme per evitare la pubblicazione di conversazioni irrilevanti ai fini dell’indagine e comunque riguardanti persone completamente estranee attraverso una selezione del materiale relativo alle intercettazioni. La legge cancella la possibilità di una udienza di selezione – chiamata udienza filtro – per discernere tra intercettazioni penalmente rilevanti e non. L’udienza filtro, infatti, avrebbe sancito quali intercettazioni fossero effettivamente significative e dunque da portare al processo previo deposito delle stesse. Un deposito che le avrebbe rese pubbliche e pubblicabili. Resta una procedura di selezione che dovrà tenere conto del principio del contraddittorio.

Nessuna restrizione quanto ai reati intercettabili, ma si semplifica il ricorso alle intercettazioni per i reati contro la pubblica amministrazione. Il testo quindi stabilisce che il governo, attuando la delega, preveda “che costituisca delitto, punibile con la reclusione non superiore a quattro anni, la diffusione, al solo fine di recare danno alla reputazione o all’immagine altrui, di riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni, anche telefoniche, svolte in sua presenza ed effettuate fraudolentemente. La punibilità è esclusa quando le registrazioni o le riprese sono utilizzate nell’ambito di un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca”.

Caterina Malavenda, penalista, esperta in diritto dell’informazione (foto Olycom)

Sul punto, in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, si è pronunciata Caterina Malavenda, avvocato penalista esperta di diritto dell’informazione, nonchè giornalista pubblicista: “Innanzitutto mi piacerebbe conoscere chi ha materialmente scritto la delega, che si avvita in subordinate di scarsa comprensibilità, rendendo difficile l’interpretazione della volontà del legislatore”. E sulla possibile limitazione del diritto di cronaca aggiunge: “Se lo scopo della delega è tutelare meglio la riservatezza delle persone ‘occasionalmente coinvolte nel procedimento’ e quella degli indagati – avuto riguardo per le loro conversazioni personali se penalmente irrilevanti – lo spazio per l’informazione risulta notevolmente ridotto. Ciò anche nel caso di colloqui di obbiettivo interesse pubblico”. E sulla libertà del giornalista di valutare la rilevanza di un’intercettazione chiosa: “Oggi il cronista stabilisce cosa riportare. Non potrà più farlo neanche su colloqui di interesse pubblico”.