28 settembre 2015 | 18:30

Il presidente dell’Odg Lombardia al Corriere: nella proposta di riforma dell’editoria anche rivoluzione all’interno dell’Ordine. Intenzioni di Renzi lodevoli

Gabriele Dossena, presidente dell’Ordine del giornalisti della Lombardia, commenta dalle pagine del Corriere di oggi, la proposta di riforma dell’editoria presentata dal Pd, presentata in commissione cultura alla Camera il 22 settembre. La discussione riprende oggi: il partito del premier Matteo Renzi ha presentato il ddl in risposta alla proposta di riforma del Movimento Cinque Stelle, il cui principale obiettivo è l’abolizione dei finanziamenti all’editoria.

Dossena definisce le intenzioni del governo “lodevoli” e sintetizza i principali punti toccati: “stop al finanziamento dei giornali di partito, sostegno alle cooperative giornalistiche e agli enti no profit, ipotesi di incentivare gli investimenti pubblicitari nel settore attraverso sgravi fiscali”. C’è però anche un articolo, il numero tre, che riguarda in particolare il ruolo e la composizione dell’Ordine. Si pensa di ridurre il numero dei consiglieri fino a un massimo di diciotto persone, di cui due terzi professionisti e un terzo pubblicisti.

Secondo Dossena, mettere le mani sulla legge istitutiva dell’Ordine, che ha dato vita a un organismo giudicato ”obsoleto, burocratizzato e costoso” è una sfida, che però può portare a miglioramenti costruttivi. In primis a livello deontologico – qualità dell’informazione e gestione delle nuove tecnologie – ma anche nelle modalità di accesso alla professione – oggi il metodo è “anacronistico e discrezionale” –  e infine riguardo alla rappresentanza.

Gabriele Dossena (foto Nuovainformazione.it)

Gabriele Dossena (foto Nuovainformazione.it)

Il testo della lettera di Gabriele Dossena, pubblicata sul Corriere di oggi:

Caro direttore,
la proposta di riforma dell’editoria, annunciata da tempo e attesa per l’estate, si prepara finalmente ad affrontare l’iter parlamentare. Che stando ai più ottimisti potrebbe addirittura concludersi entro fine anno. Anche se si configura anche come la risposta, d’anticipo, da parte del governo Renzi, alla proposta di legge del Movimento Cinque Stelle per abolire i finanziamenti all’editoria, prevista in votazione lunedì 28 settembre, le intenzioni, almeno nel testo di partenza depositato alla Commissione Cultura della Camera, sono lodevoli. A grandi linee e in estrema sintesi: stop al finanziamento dei giornali di partito, sostegno alle cooperative giornalistiche e agli enti no profit, ipotesi di incentivare gli investimenti pubblicitari nel settore attraverso sgravi fiscali. Ma tra le righe c’è anche un passaggio – seppure breve ma non di poco conto – destinato a modificare in maniera radicale il ruolo e la composizione dell’Ordine dei giornalisti. Più in particolare, l’articolo 3 della proposta di legge, propone tra l’altro una «razionalizzazione della composizione e delle attribuzioni del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, e anche la riduzione dell’attuale numero dei componenti fino a un massimo di 18 consiglieri, di cui due terzi professionisti e un terzo pubblicisti». Quattro righe secche. I cui contenuti però, se dovessero trovare concretezza, cambieranno le regole per tutti i giornalisti, di oggi e di domani. Andando a incidere sulla sostanza di una legge, quella istitutiva dell’Ordine, che ha ormai più di mezzo secolo di vita: una legge che alla lunga ha dato vita a un organismo che oggi appare obsoleto, burocratizzato e costoso. I giornalisti devono affrontare sempre nuove sfide. Che sono prima di tutto deontologia, qualità dell’informazione e gestione delle nuove tecnologie. C’è poi la questione, tutt’altro che secondaria, relativa all’accesso alla professione, oggi anacronistico e discrezionale. E anche quella, non irrilevante, della rappresentanza. Ecco perché, partendo proprio da queste considerazioni, se si vuole davvero imboccare un nuovo percorso, oltre alla riduzione sacrosanta del numero dei componenti del Consiglio nazionale (attualmente sono 144, ai quali se ne sommano altri 12 del Consiglio di disciplina), con una effettiva ripartizione di 2 terzi e un terzo fra professionisti e pubblicisti, sarebbe auspicabile l’introduzione del voto elettronico, per ampliare i margini di partecipazione, ormai abbondantemente sotto il 10% (nella sola Lombardia, a fronte degli oltre 25mila iscritti, alle ultime elezioni hanno votato in 1.200), accompagnata dall’introduzione del sistema proporzionale della rappresentanza in Consiglio, per garantire il pluralismo (prevedendo magari uno sbarramento del 10%). Tutti piccoli passi, attesi da tempo, con un obiettivo chiaro: garantire un futuro alla professione giornalistica, sempre più in bilico tra una sopravvivenza dignitosa e appetiti politici malcelati.

presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia