29 settembre 2015 | 18:27

Perché un big dell’editoria (Axel Springer) compra una testata online (Business Insider)? Sideri sul ‘Corriere’: internazionalizzazione, diversificazione e contenuti

(Massimo Sideri sul Corriere.it) Il principale editore europeo di giornali, il gruppo tedesco Axel Springer, ha acquistato l’88% della testata online americana Business Insider per 343 milioni di dollari. La società deteneva già una quota del 9%, acquistata pochi mesi fa per nome di una cordata di investitori. Resta dunque fuori un 3% che era finito precedentemente alla Bezos Expeditions, società di investimento del fondatore di Amazon, Jeff Bezos (si è sempre professato un accanito lettore della testata nativa digitale). Dunque due investitori molto differenti tra di loro: il primo è un media tradizionale alla ricerca di una ricetta nuova per l’editoria. Il secondo un uomo che ha conquistato fama e ricchezza grazie al digitale. Analizzando le differenti motivazioni che hanno portato a questi acquisti è possibile comprendere un po’ di più cosa sta avvenendo nel mondo dell’informazione e, più in generale, dei contenuti.

Mathias Döpfner chairman & ceo Axel Springer (foto techfrag)

Mathias Döpfner chairman & ceo Axel Springer (foto techfrag)

1) Il punto di vista di Axel Springer. La società tedesca aveva già tentato lo scorso luglio la conquista del quotidiano britannico Financial Times, poi venduto per 1,3 miliardi di dollari all’editore giapponese Nikkei. E’ chiaro dunque, innanzitutto, che l’editore cerca uno sbocco nella lingua inglese. La Germania ha circa 82 milioni di abitanti e una propensione alla lettura dei giornali molto alta, ma per definizione, se si vuole conquistare la propria fetta di lettori su Internet a livello globale, bisogna passare all’inglese (o al cinese. In Cina nascono nuove pubblicazioni ogni mese, compresi settimanali e mensili sul lifestyle, moda e cultura, segmento in crisi in tutto il resto del mondo). Il secondo motivo, strettamente intrecciato al primo, è che le aziende editoriali stanno iniziando a comportarsi come le grandi aziende di settori complessi come la farmaceutica o la softwaristica: quella che una volta era la ricerca e sviluppo interna non riesce a stare al passo con i tempi. Dunque, meglio investire all’esterno, in una start up come appunto potremmo definire in senso lato Business Insider (42 milioni di utenti unici in agosto, fondato da un ex analista di Borsa, Henry Blodget). La formula è quella dell’open innovation laddove per decenni si è sempre pensato che la cosa migliore fosse alzare una barriera tra sé e il mondo circostante. Oggi essere isolati è un punto debole. In questa maniera Axel Spinger cerca un business model nuovo che si affianchi a quello tradizionale dell’editoria, nella speranza che i due mondi si contaminino a vicenda.

2) Il punto di vista di Jeff Bezos. L’investimento è avvenuto fuori dal perimetro di Amazon ed è poca cosa. Ma permette lo stesso di fare delle considerazioni. Il problema degli Over The Top è che un mondo iperdigitalizzato ma senza contenuti di qualità rischia di fare la fine prevista dall’economista John Maynard Keynes: nel lungo periodo saranno tutti morti. Prendiamo il servizio Kindle che permette di avere un accesso ubiquo alla maggior parte dei libri pubblicati. Quel clic che ci separa dal libro che vorremmo leggere in un determinato momento talvolta è molto complesso, perché nel troppo è difficile cercare. E’ vero che esistono delle comunità di utenti che consigliano le letture migliori, ma attirano soprattutto profili di lettori accaniti. Non i lettori saltuari. Quello dei libri è solo un esempio per comprendere come anche il modello di business degli Over The Top, pur essendo per ora florido, ha bisogno di ragionamenti sulla tenuta nel medio e lungo periodo. Non è per beneficienza che Facebook e Google hanno iniziato a supportare i giornali nelle strategie di condivisione online. Bezos ha ben chiaro il tema. E non a caso ha comprato anche una storica testara americana come il Washington Post, famoso per lo scoop del Watergate che fece saltare un presidente Usa, Richard Nixon.

Insomma, due mondi che sembrano molto lontani, stanno piano piano avvicinandosi. E il punto di incontro potrebbe essere il Quarto potere 2.0.

http://smarteconomy.corriere.it/2015/09/29/perche-axel-springer-ha-comprato-la-testata-online-business-insider-come-jeff-bezos/