Protagonisti del mese

30 settembre 2015 | 8:23

J’ai deux amours

Nei suoi settant’anni di vita Tuttosport ha dedicato  un’attenzione specialissima al calcio e soprattutto alla Juventus e al Torino, le squadre di casa, le cui tifoserie sono lo zoccolo duro dei lettori del quotidiano torinese del gruppo Amodei, sempre più impegnato anche sul web

Tagliare il traguardo dei settant’anni non è facile per un quotidiano, se si pensa ai profondi mutamenti degli ultimi vent’anni e alle ricorrenti crisi che hanno investito il settore dell’editoria. L’ha fatto quest’anno Tuttosport e di questo sarebbe stato senz’altro orgoglioso il suo fondatore, Renato Casalbore, un pioniere del giornalismo che si lanciò in un’impresa che pareva una sfida difficile da vincere nell’Italia del 1945 ancora piagata dalle perdite umane e materiali della Seconda guerra mondiale. Originario di Salerno e trasferitosi nel 1912 a Torino, Casalbore cominciò la carriera di giornalista alla Stampa (inizialmente era stato assunto come impiegato) per poi passare alla Gazzetta del Popolo, dove rimase per circa trent’anni, prima di lanciarsi nell’avventura di un giornale sportivo nel capoluogo del Piemonte, in quegli anni vera capitale del calcio nazionale, con Torino e Juventus a contendersi lo scudetto.

Gli inizi non furono facili e dovettero passare sei anni prima che Tuttosport da bisettimanale diventasse prima trimestrale e poi quotidiano nel 1951. Ma la passione e i valori a cui si ispirava il fondatore erano solidi e traspaiono dall’editoriale di presentazione del nuovo giornale, ripubblicato nella terza pagina di un inserto speciale uscito il 30 luglio scorso, esattamente settant’anni dopo la prima uscita in edicola. “Agli sportivi piemontesi”, scriveva Casalbore, “ci affianchiamo in questi momenti, in cui più che disfare bisogna fare, nell’intento di esprimere i voti e gli interessi strettamente connessi a quelli dell’Italia sportiva. Pensiamo”, concludeva, “a una grande famiglia sportiva come a uno dei segni di unione tra gli italiani”. Casalbore non riuscì, purtroppo, a seguire la crescita del suo giornale: il destino gli aveva riservato un posto sull’aereo che si schiantò contro il bastione della basilica di Superga il 4 maggio del 1949, mentre riportava a casa il Grande Torino dopo un’amichevole a Lisbona.

A sostituirlo alla guida del giornale fu un altro personaggio entrato negli annali del giornalismo, Carlo Bergoglio, noto disegnatore del Guerin Sportivo, chiamato da Casalbore come vice direttore, che il mercoledì (diventata l’edizione di punta di Tuttosport) pubblicava in prima pagina caricature e editoriali fiume firmati ‘Carlin’, il suo pseudonimo. Il 28 maggio del 1950 la Juventus torna a vincere lo scudetto e Carlin scrive quello che oggi verrebbe etichettato come una ruffianeria e che, invece, allora voleva essere un esempio dei valori dello sport. E come principale artefice del successo citò l’Avvocato, all’epoca presidente della Juventus. I bianconeri hanno sentito, scriveva Carlin, la sciagura di Superga “come un impegno d’onore verso la Torino sportiva. E bisogna convenire che un uomo, il quale certo poteva (ma molti possono e pochi fanno), si assunse il compito primo e maggiore, quello della grossa spesa: Gianni Agnelli”.

L’articolo integrale è sul mensile Prima Comunicazione n. 464 – Settembre 2015