01 ottobre 2015 | 11:57

Dopo TelePadania e il quotidiano La Padania, Salvini spegne anche Radio Padania. Il deputato Molteni: Di danè ghe né minga

La Stampa Web 01/10/2015 05:29 - Goodbye Padania. Ma più che un arrivederci, sembra un addio, a un brand ma anche a una storia. Ed è dei feticci di questa storia che Matteo Salvini, proiettato alla costruzione di un partito-nazione, si sta liberando. Via dalle bandiere, il nome resisteva su tv, giornale e radio.

Matteo Salvini

Matteo Salvini (foto Olycom)

Ma dopo la chiusura di TelePadania e del quotidiano La Padania, ora tocca alla radio che presto, molto probabilmente, spegnerà le trasmissioni. È la rottamazione di Salvini che, suo malgrado, non risparmia neanche il luogo dove lui stesso si era fatto conoscere. Al microfono di Radio Padania Libera il leader della Lega è cresciuto, al punto da meritarsi una chiosa velenosissima dell’uomo con cui si contende la leadership: «Salvini? E’ bravo a parlare – disse Silvio Berlusconi nemmeno un anno fa -. Perché è stato 10 anni a rispondere al telefono a Radio Padania». Era il 1999 e al grido di «Buona Padania a tutti» entrò nelle case e nel cuore della gente del Nord, aprendo uno sfogatoio per il popolo leghista. Ma i tempi si sono fatti più grami. E ai voti che si moltiplicano non corrispondono altrettante risorse. La notizia, per primo, l’ha data Italia Oggi: l’emittente sta per chiudere i battenti perché, come spiega il deputato Nicola Molteni, uno che si è trovato in casa la moglie senza più lavoro (Aurora Lussana, ultima direttrice de La Padania): «Di danè ghe né minga». Per anni la radio ha potuto contare sui milioni del finanziamento pubblico. Ma i rubinetti sono stati chiusi e oggi restano solo i debiti. A luglio Andrea Manzoni, presidente dell’assemblea dei soci, ha illustrato una situazione di estrema emergenza. Il buco si aggirerebbe attorno al milione di euro. Di investitori pronti a comprare non se ne vedono, e così ci si è aggrappati alla sottoscrizione popolare. Già in estate, raccontano da via Bellerio, una cordata di leghisti con ruoli amministrativi era pronta a vendere le frequenze, che valgono ancora svariati milioni di euro. Ma sarebbe stato lo stesso Salvini ad aver storto il naso: anche se ormai preferisce i tweet (o la tv) ai microfoni, non ci tiene a passare per il segretario che ha liquidato l’ennesimo simbolo del passato: la radio che Umberto Bossi mise in piedi negli Anni 90 e che il Senatùr spera che alla fine sia risparmiata: «Abbiamo sempre avuto tanti finanziamenti, è vero – spiega -. La soluzione però non è chiuderla: bisogna rinnovarla». Bossi racconta che il suo successore lanciato alla conquista del Sud, durante i comizi al Nord continua a scaldare la folla pronunciando la parola Padania. Ma questi sono tempi in cui non c’è spazio per la nostalgia.