02 ottobre 2015 | 11:36

Verducci, Vigilanza Rai: non scaricare sull’azienda le tensioni congressuali del Pd. Necessario approvare il piano Newsroom, non possiamo avere una informazione ferma a 25 anni fa

Il Messaggero 02/10/2015-  «”Abbiamo un canale”: ecco cosa dicevano certi miei colleghi, gli stessi che poi mi hanno massacrato. Un canale-partito. Ed è la ragione per cui ho sollevato “il problema RaiTre”: il 50% del tempo lasciato alla maggioranza è occupato da loro. E io l’ho denunciato citando i dati dell’Osservatorio di Pavia, altro che Goebbels». Michele Anzaldi non ci pensa proprio a deporre le armi. Anzi.

Francesco Verducci, senatore Pd (foto Olycom)

Ora che il premier lo ha pubblicamente difeso e legittimato rilancia: «Nessuno ha sguinzagliato i cani, io esprimo opinioni. Non sono piaciute alla casta dei giornalisti di sinistra? Pazienza, io vado avanti». Neanche ai tempi del duopolio Rai D’Alema-Veltroni lo scontro in famiglia aveva raggiunto picchi del genere. Galeotte le accuse al direttore del Tg3 Bianca Berlinguer, al conduttore di Ballarò Giannini e al direttore di Rete Vianello per aver dato troppo filo a grillini e dissidenza dem. «Renzi vuole una Rai della nazione, vuole l’Eiar che racconti come tutto è bello e tranquillo – sostiene il consigliere di amministrazione Carlo Freccero, in quota Grillo/Sel – Renzi è un giovane-vecchio dc per cui tutto ciò che è di sinistra deve essere cancellato».

Ai democrat non è piaciuta affatto la metafora scelta da Giannini. «Non c’è nessuna caccia aperta e non ci sono mute di cani sguinzagliati – precisa Marcucci presidente della commissione Cultura della Camera – E mi chiedo cosa ne pensi il presidente della Vigilanza Fico del giudizio espresso verso un componente della Commissione…». La Fregolent è anche più dura: «Giannini non ha offeso Anzaldi: ha insultato il Parlamento». I toni insomma sono questi. Risentimento allo stato puro. Per troppo tempo RaiTre è stata assimilata ad una casamatta dove fare zapping tra le diverse anime della sinistra. Massimo Mucchetti, senatore pd sul suo blog bacchetta Anzaldi. Il «predicozzo» non gli è piaciuto, perché «RaiTre può essere ferocemente criticata dai telespettatori o dai personaggi che tira in ballo». «Ma l’editore occupa un’altra posizione». E Orfini, presidente del partito, senza far nomi, prende proprio le distanze: «Non condivido i giudizi dati da alcuni esponenti pd». Francesco Verducci, vice presidente della Vigilanza ha una sua teoria. Spiega: «Scaricare sulla Rai le tensioni congressuali del Pd è la cosa peggiore che possiamo fare. Il tema è un altro: come rilanciare l’azienda dando all’informazione una credibilità forte e autorevole». Ad Anzaldi è sfuggita la frizione? «No, al contrario ha sollevato il problema ma in questo modo si è spostata la discussione su un altro versante. Non possiamo avere una informazione ferma a 25 anni fa. In Vigilanza abbiamo spinto perché si approvasse il piano delle Newsroom. E allora si vada avanti».

Sarà una coincidenza ma proprio da ieri a Saxa Rubra sono state unificate le sale di montaggio. Il primo passo verso l’accorpamento delle redazioni? L’ex direttore storico di RaiTre Rizzo Nervo ci sta lavorando in contatto con la presidente Maggioni e il dg Campo Dall’Orto. Il quale per il momento resta depotenziato. I superpoteri che lo equipareranno a un amministratore delegato arriveranno solo con l’approvazione del ddl Rai che sta per concludere in commissione Cultura il suo iter. Il primo scoglio sarà neutralizzare i circa 500 emendamenti presentati. Molti di un certo spessore. Non solo finalizzati all’ostruzionismo. Dal 19 ottobre la parola passa all’Aula. E tanto per cambiare sarà scontro.