Televisione

05 ottobre 2015 | 17:59

II segretario della commissione di Vigilanza, Anzaldi: la Rai chiarisca se è vero che non applica più il tetto agli stipendi pubblici di 240mila euro

(ANSA) “Mentre si parla di attribuire maggiori risorse alla Rai con misure di recupero dell’evasione del canone, l’azienda dovrebbe chiarire in piena trasparenza se è vero che non applica più il tetto agli stipendi pubblici di 240 mila euro, che era stato introdotto dal governo Renzi”. E’ quanto dichiara il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi,

annunciando la presentazione di un’interrogazione parlamentare alla Rai.

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

Michele Anzaldi (foto Primaonline)

“Si chiede di sapere – è scritto nell’interrogazione – se a seguito dell’emissione di strumenti finanziari quotati, la direzione della Rai abbia deciso di rimuovere il limite dei 240 mila euro prima applicato ai dipendenti che lo superavano. Se corrisponda al vero che la Rai abbia richiesto all’Avvocatura dello Stato un parere in merito all’applicabilità ai propri dipendenti del limite dei 240 mila euro e, in caso affermativo, che cosa preveda il parere al riguardo. Se i dirigenti interessati dalla misura abbiano fatto ricorso all’autorità giudiziaria avverso la decisione aziendale di applicare il limite retributivo ai propri dipendenti. Se le cifre eccedenti il limite, precedentemente accantonate secondo quanto riportato dalla stampa, siano state restituite con efficacia retroattiva ai dipendenti interessati. Qualora il limite sia stato rimosso, a quanto ammontino i maggiori oneri per le casse della Rai. Se, a seguito dell’emissione di questi strumenti finanziari quotati e della conseguente decisione di non applicare più il limite retributivo ai propri dipendenti, l’azienda intenda pubblicare gli stipendi dei propri dirigenti, come pure sarebbe previsto dalla vigente normativa e dall’articolo 27, comma 7, del Contratto di servizio 2010-2012 tuttora in vigore. Se tale scelta aziendale possa ritenersi coerente con la difficile situazione economica che sta vivendo il Paese e con i risultati economici della stessa Rai”.

“In data 25 maggio 2015 – scrive ancora Anzaldi nell’interrogazione – l’assemblea straordinaria della Rai ha modificato l’articolo 11, comma 3, dello Statuto sociale della Rai, prevedendo che l’assemblea ordinaria possa autorizzare il consiglio di amministrazione ad emettere strumenti finanziari quotati nei mercati regolamentari, in coerenza con quanto previsto dalla Direttiva del ministro dell’Economia e delle finanze del 24 aprile 2013. A seguito di tale modifica, peraltro ancora in attesa del parere, previsto dalla legge, della Commissione parlamentare di vigilanza, la Rai ha emesso sui mercati internazionali un prestito obbligazionario non convertibile”. (ANSA, 5 ottobre 2015)