07 ottobre 2015 | 10:57

Il calcio in tv sempre più spettacolare. Serie A introduce nuove riprese e cambia ‘linea editoriale’: meno falli più gesti tecnici, meno polemiche più abbracci, meno ultrà più famiglie

La Gazzetta dello Sport 07/10/2015 –  Meno falli più gesti tecnici, meno polemiche più abbracci, meno ultrà più famiglie. Questa è la stagione di una piccola, grande rivoluzione: è cambiato, sta cambiando radicalmente il racconto televisivo del campionato. Ora è la Lega a gestire i registi e i produttori impegnati sui campi di Serie A, è la Lega a controllare la “linea editoriale” del prodotto. I broadcaster che trasmettono le partite in diretta, Sky e Mediaset in Italia, hanno ovviamente la possibilità di integrare la produzione con telecamere riservate ma quello che è il cosiddetto segnale internazionale, unico per gli oltre 200 licenziatari in tutto il mondo, è in mano alla Lega. E la Lega, in quanto ente organizzatore, ha tutto l’interesse a valorizzare il prodotto e a promuoverlo all’estero ripulendolo di ogni possibile macchia. È chiaro che una partita brutta resterà tale: non è che d’incanto la Serie A, il cui appeal è stato mortificato da un decennio di gestione scellerata, possa scimmiottare il fascino e lo spettacolo della Premier. Ma la scelta e la cura delle immagini non sono fattori risibili. E di sicuro hanno il potere di stemperare le polemiche arbitrali e ridimensionare incidenti o risse, cioè tutto quanto possa arrecare fastidio agli organizzatori dello show.

Popi Bonnici

Popi Bonnici

Fino alla scorsa stagione, in ogni giornata registi e produttori venivano scelti da Sky (sei partite) e da Mediaset (tre), con una sola gara affidata alla Lega. Poi in via Rosellini hanno detto basta. La svolta è maturata lo scorso febbraio, quando Adriano Galliani contestò il trattamento televisivo del gol di Tevez in Juventus-Milan (l’argentino, peraltro, non era in fuorigioco) mettendo in discussione l’obiettività di chi era incaricato di confezionare il film della partita. I soliti sospetti tra opposte fazioni in Lega, sullo sfondo della battaglia tra Sky e Mediaset e nel sempre più fitto chiacchiericcio attorno al ruolo dell’advisor Infront. La decisione di sganciarsi dalle pay tv e di affidarsi a professionisti indipendenti è stata presa a larga maggioranza, con 15 voti a favore (Roma contraria, astenute Bologna, Fiorentina, Frosinone e Sassuolo). La Lega ha arruolato Popi Bonnici, per trent’anni regista di punta del calcio a Mediaset e poi messosi in proprio, in qualità di supervisore per selezionare, formare e designare i team da spedire negli stadi: otto registi freelance pescati sul mercato, compresi gli assistenti si arriva a una ventina. Ad agosto si è tenuta la prima riunione operativa, ieri in Lega c’è stato un workshop focalizzato sull’uso dei replay. Tutti quanti devono essere allineati al modello editoriale della Lega, che è ben diverso da quello delle emittenti. A spiegarlo è lo stesso Bonnici: «I broadcaster devono ricercare quelle immagini che consentono di parlare di una partita per giorni. E il dibattito, si sa, viene alimentato dalle cose negative. La Lega, che è l’organizzatore dell’evento, deve invece esaltare gli aspetti positivi. È quello che già fanno Fifa e Uefa per le loro manifestazioni: da quanto tempo non si vedono inquadrature di uomini nudi che invadono il campo?».

‘ I primi cambiamenti si sono già notati nelle prime giornate di campionato. I registi evitano di riprendere razzi o fumogeni nelle curve e indugiano sul placido pubblico delle tribune: per vendere il prodotto è meglio mostrare un papà e una figlia sorridenti che un energumeno sulla balaustra. Per quanto possibile, si evitano le inquadrature di spalti vuoti: davvero un’impresa visto che l’indice di riempimento degli stadi è del 56%. E sul campo? Bonnici ha catechizzato a dovere i registi: «Evitate inutili replay di falli a centrocampo, esaltate la bellezza di certi gesti tecnici, riproponete i gol sin dalla nascita dell’azione in modo che il telespettatore possa apprezzare l’abilità in un passaggio o un movimento». Particolare attenzione alle clip sui giocatori: non si cederà alla tentazione di mostrare un volto sanguinante o una gamba spezzata, ma ci si sforzerà di pescare gli episodi di fair play, magari un abbraccio o una stretta di mano tra avversari dopo uno scontro. In generale, l’obiettivo è far crescere una nuova generazione di registi e migliorare la produzione tv. Bonnici trascorre i weekend negli stadi per seguire in prima persona le performance dei suoi uomini, in differita riesce a vedere tutti gli incontri leggendo accurati report stilati da più persone. E quando arriva il momento delle designazioni sta attendo a ruotare i registi in modo che non siano troppo legati a una squadra. A proposito delle presunte ingerenze di Infront, Bonnici garantisce: «Infront fa solo supporto tecnologico, sul piano editoriale non ho mai ricevuto pressioni da loro. Ho un contratto con la Lega per un solo anno. Sono libero. Se mi accorgessi di essere condizionato nel mio lavoro mi farei subito da parte».