07 ottobre 2015 | 18:00

La nuova strategia di Telecom: Il contenuto è il re, ma la distribuzione è la regina

di Anna Rotili – Col seminario di lavoro dal titolo emblematico ‘All you need is… video!’, svoltosi ieri a Roma all’Auditorium, Raoul Pieroni di Tim   Telecom Italia  ha voluto  comunicare  che il video è un tassello fondamentale della sua strategia e motivo principale  dei grandi investimenti per lo sviluppo delle reti ultrabroadband.  E, a spiegare il  nuovo approccio di Telecom ai contenuti,   è stato illustrato il riassetto tecnologico  che sta trasformando   l’infrastruttura  in una piattaforma di distribuzione  intelligente e altamente pervasiva.  Un processo in atto   che verrà implementato e ottimizzato progressivamente per  servire al meglio i partner televisivi – Sky, Mediaset e presto Netflix – che veicolano  i loro programmi  sulla rete Telecom.

Marco Patuano (foto Olycom)

“Con la decisione di essere una piattaforma abbiamo fatto una scelta di campo  coerente col ruolo di una telco, ma non comune tra gli operatori telefonici”, ha dichiarato l’ad di Telecom Italia, Marco Patuano, nell’intervento conclusivo dell’evento che ha portato  sul palco  la prima linea manageriale dell’azienda e visto un  dibattito con una rappresentanza del mondo televisivo (Chiara Tosatto di Mediaset, David Tesoro Tess di Sky, Ambrogio Michetti di Rai e Daniela Biscarini  di Tim Vision ) a cui ha preso parte anche Orange, la Telecom francese. Segnale quest’ultimo di come l’arrivo di Vivendi a primo azionista di Telecom  stia avvicinando  il sistema Francia all’Italia.

“Essere piattaforma è un ruolo complesso che hanno giocato anche gli over the top. Ma la nostra  è una ‘over the network strategy’, anzi una ‘in the network strategy’ perché noi siamo dentro la rete, siamo la rete”, ha aggiunto l’ad di Telecom. “Sono molto ottimista  sul fatto che  ci sarà una domanda per i contenuti di qualità sulla Rete,  perché il futuro  va verso     un universo  multipiattaforma in cui continueranno  ad esistere il Dtt2 e il satellite ma avranno un ruolo importate i telco operator.  Un cambiamento che non avverrà con uno schiocco delle dita, ma sarà  una espansione naturale del mercato”.

Molto interessanti sono state le considerazioni di Patuano sull’evoluzione in atto nella catena  del valore digitale e nelle tre tradizionali funzioni della creazione, aggregazione e distribuzione dei contenuti che talvolta tendono a sovrapporsi. “Il mondo dei contenuti sta andando  verso prodotti di straordinaria qualità  e costi molto più elevati”.

La tendenza sotto gli occhi di tutti  è che “nella content creation il costo per ora girata sta crescendo in modo molto importante. Quando Sky ha voluto fare una produzione di livello internazionale come ‘Gomorra’ è passata da 600- 700mila euro per ora girata a 3, 8 milioni.  Il  che vuol dire che una serie di 12 puntate arriva a costare fino a  50 milioni, per questo ha portato e venduto ‘Gomorra’ in tutto il mondo”.  “Ma anche Mediaset e la Rai, che sono grandi produttori di contenuti, si interrogano sullo stesso tema: esistono contenuti local e contenuti che per il loro stesso costo devono  essere global o se volete multilocal”.

“Anche il  mondo degli aggregatori”, ha osservato Patuano, “si misura con  fenomeni nuovi e prima di tutto su come difendere   le esclusive di questi prodotti pregiati.  Alla fine il risultato è che sicuramente bisogna fare i conti con  un modello di business  che  inizia ad avere  il problema della profittabilità dei contenuti”.
Quanto alla distribuzione, ha detto  Patuano,  “si sta andando verso   tecnologie che accrescono la qualità della fruizione.  Si avvicina  il 4k e si parla già di 8K, quindi anche se si lavora sugli standard  di compressione  avremo sicuramente bisogno di molta più banda”. Una tendenza che porta in primo piano anche il costo della distribuzione.
“Un megabit di banda sul Dtt costa 1-1,5 milioni all’anno  e sul satellite 100mila euro all’anno”, ha spiegato Patuano sottolineando che al contrario “nell’IP un mega bit di banda costa appena 2000mila euro, forse anche meno”.
Per tutte queste ragioni la fibra è destinata a una nuova centralità che in Italia cambierà i   numeri del sistema pay, che  nei calcoli di Telecom potrebbe passare nell’arco di tre anni  dagli attuali 7,5  milioni  di abbonati paganti – di cui circa 500mila allacciati al servizio on  demand di Telecom Tim Vision  – a 12-13 milioni, e i nuovi clienti saranno sicuramente sulla fibra di Telecom o di altri operatori.
Rispondendo ai giornalisti   al termine del convegno Patuano ha parlato degli accordi fatti con Rai , Mediaset e Netfix. “Tendenzialmente non sono uguali perché diverse sono le modalità di offerta  e le richieste dei nostri partner. Sky, per esempio,  ha voluto il suo set top box mentre Mediaset e Netflix hanno scelto di passare anche attraverso il nostro set top box Tim Vision.  Netflix non ha voluto servirsi della nostra Cdn (la Content Delivery Network, ndr) che invece usano Sky Mediaset e altri operatori”.