09 ottobre 2015 | 11:21

Petit Journal, la tv di Canal+ fatta dai giovani per i giovani, con satira e ironia. Il produttore: “Puntiamo a un pubblico tra i 15 e i 30 anni”

(La Stampa) In questi ultimi giorni, uno degli inviati speciali del Petit Journal , in onda sulla tv francese Canal+, è sbarcato in una città siriana appena liberata dalle grinfie dell’Isis. Martin Weill ha 27 anni ma sembra ancora più giovane, quasi una personificazione del Tintin del noto fumetto. Lo riprendono mentre si introduce in uno degli edifici da dove i jihadisti facevano il bello e il cattivo tempo. Mostra i documenti scovati in un armadio, che venivano distribuiti al mercato cittadino, perché la gente capisse bene che non poteva indossare una maglietta con scritto su «Kiss me» o «Madonna» (ci sono i disegni). O che le donne non potevano guidare un’auto. Martin-Tintin si ritrova pure fra le mani un libretto dal titolo La donna schiava, che illustra ai guerriglieri dello Stato islamico come «comportarsi» con le donne, una volta occupata una nuova città: ad esempio, violentandole. Dallo studio parigino, il conduttore del Petit Journal, Yann Barthès, 41 anni (sguardo da ex timido insolente), rilancia Martin e poi spiega in maniera didattica cosa sia l’Isis o altre questioni, ricorrendo a pannelli supersemplificati.

Yann Barthès, conduttore del Petit Journal (foto da theapricity.com)

Benvenuti nella nuova era del telegiornale francese: il Petit Journal naviga tra l’informazione vera e propria e l’infotainement, perché dopo il lungo prologo sull’Isis (un altro giorno sarà sulla crisi di Air France), si succedono un servizio alla fashion week di Parigi con il tentativo di intervistare Jacques, il cane di Catherine Deneuve (che con gran classe sta al gioco). Oppure la rassegna stampa di Catherine e Liliane, due donne travestite perfettamente, che interpretano una coppia di segretarie nullafacenti che in ufficio sfogliano una rivista dietro l’altra, dando vita a una rassegna stampa ironica (ma veritiera).

Il Petit Journal , che come programma a sé esiste dal 2011, andava in onda fino all’anno scorso alle ore 20,25. Ma quest’anno è stato anticipato alle 20,10, dieci minuti appena dopo l’inizio delle due ammiraglie dell’informazione, il Tg di Tf1, il primo canale privato, e quello di France 2, la principale tv pubblica (secondo gli ultimi dati di Médiamétrie con un pubblico in media rispettivamente di 53,2 e 59,6 anni). Il Petit Journal ha chiuso l’ultima stagione nel giugno scorso con un’audience di quasi 1,7 milioni di telespettatori e con picchi di oltre 2, praticamente la metà di ognuno dei due colossi, che invece precipitano.

È un problema comune ad altri Paesi europei, vedi la Bbc nel Regno Unito o il mitico Heute , tg delle sette di sera della Zdf tedesca, anche se in questi due casi i telegiornali sono più condensati e veloci di quelli italiani e francesi e resistono meglio alla flessione dell’audience. In Italia negli ultimi mesi sono calati molto i Tg serali di La 7 e il Tg5 e ha resistito quello di Rai 1, perché ha un pubblico più anziano e fedele, ma fino a quando? Il problema numero uno è proprio riconquistare il pubblico giovane, «distratto» dall’offerta di Internet e smartphone. Laurent Bon, che con Barthès produce il Petit Journal, ha sottolineato pochi giorni fa: «Puntiamo a un pubblico tra i quindici e i trent’anni. E il programma è fatto in gran parte da professionisti che non superano quell’età. Siamo tra la televisione tradizionale e i nuovi media. Ci rivolgiamo a coloro che stanno per abbandonare la televisione». Perché non se ne vadano via. (La Stampa, 9-10-15)