12 ottobre 2015 | 12:00

Dal telecomando fantasma, alla gestione dei dati dei componenti del panel. Il sistema Auditel raccontato da una famiglia del campione

Dopo l’articolo di venerdì 9 ottobre sulla falla del sistema Auditel che ha portato alla scoperta dei nomi di circa 4mila famiglie che compongono il panel di riferimento per il rilevamento degli ascolti tv, il Corriere oggi torna su quello che ha definito “lo scandalo dell’Audigate” e lo fa da una prospettiva diversa, raccontando come funziona il sistema dall’interno, attraverso le risposte di una famiglia che del campione di riferimento fa parte, a cominciare dall’esistenza di un telecomando ‘magico’ , alla gestione dei dati personali dei componenti.

Giulio Malgara, presidente del Cda Auditel (foto Olycom)

“Primo: esiste il famigerato telecomando con il quale gli appartenenti al panel dovrebbero segnalare, di volta in volta, quante persone sono sedute davanti alla tv? La nostra famiglia – che chiameremo XY – non lo ha mai visto”. Stando al racconto del Corriere, nessuno ha mai parlato dell’esistenza del telecomando, nemmeno nel momento in cui tv e decoder sono stati collegati al ‘meter’ per la rilevazione dei dati. E’ “facile supporre che il calcolo sia frutto di una media”, un sistema un “tantino démodé”.
“Potrebbe sembrare un particolare ma non lo è visto che la supposta superiorità del sistema Auditel nel calcolare lo share dei programmi rispetto alle metriche delle tv a pagamento come lo smart panel”, specifica il Corriere, “è basato proprio su questo numero magico”.

Seconda osservazione riguarda la composizione sociale del campione di riferimento, con il panel che per essere attendibile dovrebbe riprodurre “il più esattamente possibile la stratificazione sociale, culturale ed economica delle persone davanti alla tv”.”Per il disturbo della partecipazione al panel c’è un bonus annuo di 40 euro annui e per permettere al personale di montare i necessari strumenti di rilevazione bisogna dare la disponibilità a far entrare un tecnico dal lunedì al venerdì in orari d’ufficio. Le coppie che lavorano potrebbero dunque risultare sottostimate, come anche gli strati più ricchi della popolazione che difficilmente saranno propense ad accettare il disturbo”.

Infine le modalità con cui vengono trattati i dati di chi fa parte del panel, dal quale “dipendono 4 miliardi circa di investimenti pubblicitari sui canali televisivi”. “I nomi”, scrive il Corriere, dovrebbero essere protetti dall’Auditel, mentre Nielsen, la società incaricata della rilevazione, “dovrebbe gestire solo codici non riconducibili all’anagrafe”. “Peccato che la famiglia XY sia stata contattata direttamente sul cellulare per la richiesta di partecipazione, con nome e cognome. È vero che esiste un codice famiglia ma le comunicazioni arrivano via posta tradizionale con nome, cognome e indirizzo”.

E poi, “la ciliegina sulla torta”: prima di entrare a far parte del campione di riferimento, la famiglia XY era già stata contattata anni fa, rifiutando. “Essere pescati due volte su 60 milioni di abitanti è una bella casualità”. “Il mistero del telecomando fantasma e le falle nell’anonimato si sommano alle domande dell”Audigate’: quali email hanno inquinato il panel dato che le famiglie vengono contattate tramite posta analogica? Chi aveva accesso a queste mailing list? Chi ne Garantisce la segretezza? Di quante email stiamo parlando?”, conclude il Corriere. “Grattacapi a realtà aumentata per il board Auditel di mercoledì”.