12 ottobre 2015 | 11:42

Boldrini: le istituzioni garantiscano libertà e dignità agli utenti. Rodotà: sul web necessario tutelare i diritti fondamentali messi a rischio dalle tecnologie per la raccolta di dati

“Internet è diventato in relativi pochi anni uno straordinario spazio di comunicazione, confronto, di partecipazione dal basso, di sviluppo economico e sociale, indispensabile nella nostra vita quotidiana, professionale, politica e sociale. È compito delle istituzioni garantire anche in questo spazio libertà, uguaglianza, dignità e diversità delle persone”. Lo afferma la presidente della Camera Laura Boldrini, in un messaggio al convegno ‘Internet governance Forum Italia 2015′. Lo riporta Italpress.

Laura Boldrini (foto Olycom)

“Questo – ha continuato – è l’obiettivo della Carta dei diritti in Internet, che non è una legge, ma una dichiarazione di principi che si concentra su alcuni punti fondamentali quali il diritto di accesso alla rete, la sua neutralità, la tutela dei dati personali, dell’identità, dell’inviolabilità dei dati stessi, il diritto all’anonimato come all’oblio, le garanzie sulle piattaforme ma anche l’educazione ad Internet e la sicurezza. Sono certa che questi punti saranno oggetto di un proficuo confronto oggi e lo saranno anche nelle sedi internazionali, a cominciare dal prossimo Internet Governance Forum in Brasile a novembre, che aprirà i lavori proprio con un workshop di presentazione della nostra Carta, organizzato dalla Camera dei deputati e dalla Web Foundation di Tim Berners Lee. A dicembre invece, la Carta sarà anche presentata in collaborazione con il Ministero degli Affari esteri all’incontro delle Nazioni Unite dedicato alla società dell’informazione”.

“Inoltre, lo scorso 28 settembre a Parigi abbiamo sottoscritto con l’assemblea nazionale francese una dichiarazione congiunta sui diritti in Internet, un primo passo verso un rafforzato coordinamento parlamentare con i partner europei anche su questi fondamentali temi. A livello nazionale – ha concluso la Boldrini – il lavoro della commissione non si è concluso con l’approvazione della dichiarazione: l’obiettivo adesso è la presentazione e l’approvazione di una mozione il più condivisa possibile che impegni il governo a sostenere in tutte le sedi i principi enunciati nella Carta”.

Nel suo intervento il costituzionalista Stefano Rodotà si è invece soffermato sul tema dei diritti degli utenti della rete, richiamandosi alla recente sentenza della Corte di giustizia Europea e ribadendo come spesso essi possano essere messi a rischio da pratiche come la raccolta di grandi masse di dati. Lo riferisce l’agenzia Ansa.

Stefano Rodotà (foto Olycom)

Secondo Rodotà, “il primato deve andare alla tutela dei diritti fondamentali, che oggi sono oggettivamente a rischio per effetto della facilità con cui le tecnologie permettono di raccogliere ogni tipo di dato personale. La sentenza europea di pochi giorni fa dice esplicitamente che le raccolte di massa di dati sono illegittime, si può solo fare interventi mirati su soggetti individuati, e il dispositivo dice esplicitamente che è una disciplina che viola il diritto al rispetto della vita privata garantito dalla carta dei Diritti Europei. In questo momento l’Europa ha messo due paletti, su questo ma anche sui diritti economici, quando ha stabilito che il diritto all’oblio prevale sugli interessi economici dei motori di ricerca”.

Dal punto di vista normativo, Rodotà ha osservato come l’Italia abbia una legge che protegge i dati personali molto avanzata, e come ‘La Dichiarazione dei Diritti in Internet’, approvata dalla Camera, sia presa come riferimento da parte degli altri paesi.

In un video messaggio è intervenuto anche  il presidente e Ceo di Icann Fadi Checadè, che ha sottolineato come sia “importante che Italia e Europa partecipino attivamente al governo della rete dimostrando la loro leadership”. “Spesso si paragona internet a un fiume che trasforma tutto quello che tocca, ma un fiume ha bisogno di argini e dighe. Dobbiamo essere in grado di trasformarci e assicurare che internet sia un motore di sviluppo”.

Sul ‘Sistema Pubblico per la gestione dell’Identità Digitale’, noto anche come Spid, allo studio da parte dell’Agenzia per l’Italia digitale, si è invece soffermato Antonio Samaritani, direttore generale dell’Agid, parlando di come dal punto di vista dell’internet governance “sia fondamentale per un salto di qualità”. “Lo Spid – ha spiegato – separa in maniera netta i ruoli. Ci sono gli identity provider, che sono privati ma controllati, non possono fare profilazioni ma possono fare uno sviluppo di servizi nel campo della internet security ad esempio nel diritto diritto all’oblio. Poi ci sono i service provider, che ricevono una identità certificata, e questo alza il livello di fiducia della rete. Se oggi Spid è un soggetto strategico fra cinque anni, quando ci sarà l’internet delle cose lo sarà ancora di più”.