12 ottobre 2015 | 12:45

Mandato d’arresto per Bulent Kenes, direttore dell’edizione inglese del quotidiano ‘Zaman’. La censura di Erdogan tenta il bavaglio a tre settimane dalle elezioni politiche

E’ di due giorni fa la notizia  del mandato d’arresto spiccato nei confronti del direttore dell’edizione inglese del quotidiano turco ‘Zaman’, Bulent Kenes. La stampa turca è ancora nel mirino della censura, questa volta a causa di un tweet: il contenuto del cinguettio incriminato sarebbe un insulto al presidente Receo Tayyip Erdogan.

Bulent Kenes, direttore edizione inglese Zaman (foto dal suo profilo Twitter)

Kenes – su cui pesava già un divieto di espatrio – nega le offese e sostiene di aver soltanto espresso il suo diritto di critica: “Vista la terribile situazione in Turchia e il fatto che il principio dello stato di diritto è stato schiacciato, la gente aspetta solo il suo turno. A essere onesto, sono sorpreso che questo tentativo di arresto sia giunto così in ritardo”, denuncia Kenes, che – come riporta il quotidiano torinese La Stampa – già a giugno era stato condannato a 21 mesi di prigione con pena sospesa per un altro tweet giudicato offensivo nei confronti di Erdogan.

A tre settimane dalle elezioni politiche anticipate in Turchia, la situazione per i giornalisti si fa sempre più critica: della scorsa settimana è la notizia delle dimissioni di Ekrem Dumanli, direttore della testata ‘Zaman’, a causa di “pressioni illecite sulla stampa e sulla sua persona”. Per Zaman, che fa capo al magnate e imam Fethullah Gulen, finire nel mirino del potere di Ankara non è una novità. Ex sodale di Erdogan, Gulen è considerato ora il nemico numero uno del leader turco, che lo accusa di aver creato uno «stato parallelo» con l’obiettivo di rovesciarlo. Per questo centinaia di affiliati alla sua confraternita Hizmet sono stati arrestati nei mesi scorsi. Stessa sorta toccata a dicembre a Hidayet Karaca, capo di un altro suo gruppo editoriale, Samanyolu, finito in manette in un clamoroso raid della polizia che non risparmià neppure Zaman. Sullo stesso Gulen, che dal 1999 vive in auto-esilio negli Stati Uniti, pendono due mandati di cattura in Turchia.

Una crociata senza precedenti quella dei giudici turchi nei confronti dei giornalisti ritenuti scomodi per il presidente. Stessa sorte di altri – ricorda La Stampa – per Necati Dogru, editorialista del quotidiano Sozcu, accusato di aver insultato Erdogan e condannato a 11 mesi e 20 giorni di prigione, che comunque potrà evitare pagando una sanzione. Pena identica a quella inflitta in questo venerdì nero per la stampa turca a un altro commentatore dello stesso giornale, Ugur Dundar, per offese rivolte stavolta all’ex ministro dei Trasporti Binali Yildirim. Rischia invece 4 anni e 8 mesi Baris Pehlivan, direttore del sito OdaTv, per presunti insulti ai figli di Erdogan, Sumeyye e Bilal. Un clima che in Turchia si fa sempre più pesante, con le opposizioni e diversi osservatori internazionali che lanciano allarmi sullo stato della libertà di espressione in piena campagna elettorale.