12 ottobre 2015 | 16:24

Da oggi è online Vice News Italia. Il direttore Valerio Bassan a La Stampa: “Vogliamo riportare in Italia il giornalismo d’inchiesta”

Il primo numero di Voice of Montréal esce nel 1994 in Canada. Gavin McInnes, il fondatore della rivista – insieme a Suroosh Alvi, Shane Smith - dedicata alla cultura underground, probabilmente non sapeva ancora che quello sarebbe stato l’embrione da cui sarebbe nato Vice. Oggi quel progetto vale quattro miliardi di dollari e costa 35 redazioni in tutto il mondo, tra cui quella italiana, aperta nel 2004, e che ha lanciato il sito ‘.it’ nel 2012.

Valerio Bassan, direttore di Vice News Italia (foto da valeriobassan.wordpress.com)

Lunedì 12 ottobre viene inaugurata anche Vice News Italia. “Con questa nuova edizione – spiega il direttore Valerio Bassan a La Stampa – vogliamo riportare in Italia il giornalismo d’inchiesta e i reportage, parlando chiaro ai nostri lettori ma offrendo anche qualcosa che sia bello da leggere”. Perché il sito di news tra i più popolari nel pubblico ‘young’ si è differenziato proprio per il linguaggio. Ma anche per l’età anagrafica dei suoi giornalisti: la squadra per il nuovo sito è tutta tra i 24 e i 29 anni. “Siamo andati a cercare talenti in giro per l’Italia – racconta Bassan – perché ce ne sono ma il problema è che non sempre vengono valorizzati”

Poche parole e tanti contenuti, a partire dai temi caldi per l’Italia: «Ci concentreremo sulla criminalità organizzata. la diplomazia internazionale, l’ambiente e i diritti LGBT, ma lavoreremo anche con le altre redazioni europee di Vice per raccontare storie che travalicano i confini nazionali».

La nuova testata porta in Italia anche un’altra novità: la politica del network di Vice Media è che tutti gli articoli e i video possono essere tradotti e pubblicati in ognuno degli Stati dove è presente una redazione locale. Per la prima volta, quindi, dagli Stati Uniti al Giappone, i fatti dall’Italia potranno essere raccontati da giornalisti italiani. “Il pubblico italiano – spiega Bassan a La Stampa – è sempre affascinato da quello che le testate straniere scrivono di noi. Basti pensare al clamore di certe copertine del Financial Times. È come se ci fosse una crisi di autorappresentazione e allo stesso tempo una scarsa fiducia nel giornalismo italiano. Ecco, in questo senso noi vogliamo fare la differenza”.