TLC

13 ottobre 2015 | 17:31

Recchi: servono nuove regole europee per incentivare gli investimenti nel digitale

(ANSA) Nonostante i grandi progressi fatti nello sviluppo della banda ultralarga in Italia e in Europa, sarà difficile raggiungere in pieno gli obiettivi dell’Agenda digitale Ue 2020. C’è infatti un gap di investimenti quantificato in 106 miliardi da uno studio del Boston Consulting Group, e questo dimostra che serve una nuova regolamentazione Ue certa che incoraggi a investire remunerando chi prende rischi.

Giuseppe Recchi (foto Olycom)

Come per esempio quella adottata per il settore energetico, che potrebbe incentivare anche i mercati finanziari a investire nelle tlc. E’ il messaggio lanciato a Bruxelles dal presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi al Ft Etno summit.

“Tutti i paesi stanno vivendo lo stesso problema” per cui c’è una “necessità di costruire reti sempre più veloci e al contempo una necessità dei capitali di essere remunerati”, ha affermato Recchi. Per questo bisogna passare da una “regolazione pro-abbassamento dei prezzi a una pro-aumento degli investimenti”, mentre a livello nazionale “è molto importante stabilire modalità che non si focalizzino solo sulla costruzione delle infrastrutture ma anche sullo sviluppo della domanda”. Oggi serve quindi “una certezza del quadro regolatorio” che sia “a prova di futuro in grado di assicurare la flessibilità della tecnologia”, ha sottolineato il presidente di Telecom. Per questo si potrebbe pensare per esempio al sistema adottato nel settore energetico, il cosiddetto Rab (Regulatory Asset Base) in base a cui “chi tanto più investe tanto più è remunerato nei prezzi” e che potrebbe colmare il gap da 106 miliardi coinvolgendo anche i mercati finanziari. Una linea in sintonia con quella del commissario Ue all’economia digitale Guenther Oettinger, il quale ha sottolineato nel suo intervento che “se qualcuno si prende il rischio di costruire un’infrastruttura a prova di futuro, è chiaro che questo deve essere premiato”, e “il modo più diretto” per farlo “è consentirgli di usare il suo vantaggio comparativo”. (ANSA, 13 ottobre 2015)