Televisione

14 ottobre 2015 | 10:34

Calcio e diritti tv. Inserita negli atti la telefonata in cui Lotito diceva: “sono riuscito a mettere d’accordo Sky e Mediaset”. Oltre a Bogarelli, Ciocchetti e Locatelli di Infront, indagati anche Giovetti e Giordani di Rti

(ANSA) C’è anche l’ormai famosa telefonata registrata dal dg dell’Ischia Pino Iodice, mentre parlava con il presidente della Lazio Claudio Lotito, tra gli atti raccolti dalla Procura di Milano nel filone dell’indagine che riguarda l’assegnazione dei diritti tv del calcio, avvenuta la scorsa primavera. Conversazione acquisita qualche tempo fa e nella quale il numero uno della squadra biancoceleste e consigliere della Figc diceva, tra le altre cose: “io quando vado a vendere i diritti televisivi, che abbiamo portato a 1,2 miliardi (…) sono riuscito a mettere d’accordo Sky e Mediaset”. E proprio in base a questa

Claudio Lotito (foto Olycom)

registrazione, da quanto si è appreso in ambienti giudiziari, inquirenti ed investigatori stanno cercando di mettere a fuoco il ruolo di presunto “negoziatore” che Lotito – il suo difensore spiega, però, che non ha ricevuto alcuna informazione di garanzia – avrebbe avuto nella gara. Gara che, secondo il procuratore aggiunto Giulia Perrotti e i pm Roberto Pellicano, Giovanni Polizzi e Paolo Filippini, sarebbe stata pilotata a favore di Mediaset da parte di Infront. Per questo ‘capitolo’ il presidente della società che ha fatto da ‘advisor’ nella negoziazione, Marco Bogarelli, e i consiglieri Giuseppe Ciocchetti e Andrea Locatelli, assieme a due dirigenti di Rti, Giorgio Giovetti e Marco Giordani, sono indagati per turbativa d’asta e turbata libertà degli incanti, in relazione all’operazione che si è conclusa tra l’aprile e il maggio scorso. Un filone, quello sull’affare dei diritti tv, ancora da approfondire e sviluppare, come viene chiarito in ambiente giudiziari, con indagini su un “network” di soggetti che avrebbero preso accordi e su “incroci” di assetti e partecipazioni societarie.

Intanto, gli uomini della Guardia di Finanza stanno cominciando ad esaminare le carte sequestrate ed acquisite venerdì scorso, quando i militari si sono presentati con un ordine di esibizione nella sede milanese della Lega Calcio, negli uffici di Rti (gruppo Mediaset), e nelle sedi del Bari e del Genoa, i cui presidenti, Gianluca Paparesta ed Enrico Preziosi, sono indagati, in un secondo filone di indagine, per ostacolo all’attività di vigilanza della Covisoc, la Commissione per la vigilanza e il controllo delle società di calcio.

Le due squadre, una di serie B e l’altra di serie A, tramite operazioni finanziarie anche strutturate all’estero riconducibili a Infront o a Tax and Finance – il cui socio Andrea Baroni è stato arrestato per riciclaggio nelle terza tranche dell’inchiesta – avrebbero ‘rifatto il maquillage’ ai loro bilanci. E ciò, ipotizzano i pm, per far figurare davanti ai controlli della Covisoc un determinato equilibrio finanziario dimostrando in tal modo di rispettare i parametri economici richiesti dalla normativa sulle società calcistiche professionistiche. Il Bari, che era in difficoltà anche per pagare gli stipendi, avrebbe ricevuto da Infront, stando alle indagini, un bonifico di 470mila euro per la sponsorizzazione della sua seconda maglia. Il Genoa, invece, 15 milioni di euro in tre rate. Soldi che sarebbero stati messi a disposizione da Enrico Silva, patron di una società leader della distribuzione a livello mondiale dei diritti tv e sempre da Infront, tramite Tax and Finance. (ANSA, 13 ottobre 2015)