Allo studio del ministero della cultura francese un emendamento per tutelare il pluralismo nel mercato audivisivo

(ANSA) Il ministro della Cultura francese, Fleur Pellerin, lavora a un emendamento sulla legge che regola la proprietà audiovisiva per aggiungere maggiori obblighi di pluralismo, fornendo più poteri al Consiglio di sorveglianza nei confronti di “interessi privati” che potrebbero “mettere in pericolo l’indipendenza delle redazioni”.In particolare, quello che la stampa transalpina ha già definito ‘emendamento anti-Bolloré’ (in riferimento al neo-patron di Vivendi e ai suoi interventi sul palinsesto di Canal+) dovrebbe

Fleur Pellerin (foto Olycom)

contenere l’obbligo di inserire in tutte le convenzioni delle emittenti televisive, pubbliche e private, una clausola che le vincoli alla tutela dell’indipendenza dei produttori di contenuti, soprattutto informativi. C’è inoltre l’ipotesi di istituire l’obbligo di creare in seno alle imprese audiovisive dei comitati per l’etica e la deontologia, che vegli sulla tutela di questi principi.

Il comportamento di Bolloré da quando la sua holding familiare è diventata prima azionista di Vivendi, che controlla Canal+, ha fatto molto discutere. In particolare per due episodi, in cui l’imprenditore è accusato di essere direttamente intervenuto sul palinsesto: il passaggio del popolare programma satirico ‘Les Guignols de l’info’ dalla trasmissione in chiaro al criptato e la cancellazione di un documentario sull’evasione fiscale. Il Consiglio superiore dell’audiovisivo ha indagato sulla questione, convocando anche Bolloré per un’udienza, ma non ha preso provvedimenti a suo carico, spiegando che non c’erano prove di un intervento censorio diretto. (ANSA, 14 ottobre 2015)

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