Editoria

14 ottobre 2015 | 18:15

Il presidente Aie, Motta: “Pochi investimenti per promuovere il mercato dell’editoria. Ancora segno meno nel 2015″

“L’editoria italiana intravede un miglioramento nel 2015 ma il segno è ancora meno”. Ha iniziato così il suo intervento Federico Motta, presidente dell’Aie – associazione italiana editori – alla Buchmesse, il salone internazionale del libro di Francoforte. “Stiamo lavorando duro per arrivare al segno più, attraverso investimenti, innovazione, cambiamenti nell’essere editore oggi. C’è però un problema di fondo: è arrivato il momento di smetterla con i proclami d’amore per il libro e la lettura che non si traducono in azioni serie ed efficaci”.

Federico Motta, presidente Aie

“Vi sono sistemi semplici – ha continuato – per definire cos’è una priorità: è dove si investe prima che altrove. E allora: 33milioni di euro è il budget del Centre national du livre francese, meno di 1 milione quello del nostro Centro per il Libro. La verità è che la classe dirigente, politica ma non solo, non sa cosa è un libro perché non legge nemmeno un libro all’anno: è così per il 39,1% dei dirigenti e professionisti italiani (contro il 17% di francesi e spagnoli). Il segno più o meno del nostro mercato, al netto di ciò che possiamo fare noi come settore, è solo una conseguenza”. Una posizione netta, quella di Motta, durante la presentazione del rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2015.

Oltre a lui è anche intervenuto il sottosegretario del ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Ilaria Borletti Buitoni. “La mia presenza all’apertura della Buchmesse – ha detto – vuole essere una testimonianza di quanto siano sbagliate quelle credenze che, malgrado le attuali difficoltà del settore, ritengono il libro non un oggetto del futuro ma da consegnare al passato. Non si può avere sviluppo civico, prima ancora che culturale e sociale, senza il libro. Del resto, i numeri dell’attuale Buchmesse, e la rilevanza della partecipazione italiana a questa edizione, sono proprio un’indicazione in tal senso. Chi vorrebbe consegnarlo al passato pensa solo al suo supporto materiale.Non considerando che esso potrà cambiare con il mutare delle tecnologie, senza con ciò esaurire la insostituibile  funzione del libro nella civiltà moderna”.

Nonostante la grande trasformazione che sta attraversando il settore negli ultimi due anni, i segni, nei primi otto mesi del 2015, sono ancora negativi: il mercato del libro segna -1,9% di fatturato nei canali rivolti al lettore (librerie, librerie online e grande distribuzione) e un -4,6% a copie (dati Nielsen per Aie). Le performance, però, sono migliori rispetto all’inizio del 2014.

Qualche segno più c’era stato l’anno scorso: cresce il segmento dell’editoria per ragazzi, sia per titoli prodotti (+5,9%) sia per la quota di mercato (+5,7%). Cresce anche il mercato dell’ebook, sia per fatturato – raggiunge quota 40,5 milioni di euro – sia per numero di titoli prodotti – +26,7%. Si mantiene positivo il peso e il ruolo dell’editoria italiana in chiave internazionale: la vendita di diritti di autori italiani all’estero registra un +6,8% nel numero di titoli trattati e l’export di libri italiani all’estero segna un fatturato di 40milioni di euro (+2,6% sul 2013).

Il segno meno pervade però ancora l’intero scenario: il bacino dei lettori nel 2014 si restringe di 848mila (-3,4%), si ridimensiona il mercato (-3,6%), si conferma l’andamento negativo nel numero di titoli pubblicati (-3,5%) e nella diminuzione delle copie vendute di «carta» (-6,4%). Scende a quota 2,6miliardi di euro il fatturato del mercato del libro nel 2014, una flessione del -3,6% sull’anno precedente. Sono 97,5milioni di euro di minori ricavi.

La sintesi del rapporto sul mercato librario 2014-2015 (.Pdf)