15 ottobre 2015 | 10:40

I tentativi di accordo per la costruzione della rete in fibra ottica tra Telecom Italia e Metroweb ripartono da Milano

(Il Sole24Ore, 15-10-2015) Si ricomincia da un anno fa. Se l’accordo tra Telecom e Metroweb per la costruzione della rete in fibra ottica andrà in porto, Metroweb Milano – l’infrastruttura meneghina già completata con la formula dell’Ftth (Fiber to the home, fibra fino all’abitazione/ufficio) – entrerà nell’orbita dell’incumbent nazionale delle tlc, che a settembre dell’anno scorso si era fatto avanti con un’offerta a rilevare la quota in capoa F2i, azionista al 53,8% di Metroweb holding – sotto cui sta appunto Milano- a fianco di Fsi, il fondo strategico della Cdp.

Bassanini Franco (foto Olycom)

Franco Bassanini, presidente Metroweb (foto Olycom)

Si tratterebbe, a quanto risulta, di un impegno a valutare l’acquisizione, necessariamente a termine, dato che nel capitale della società operativa milanese il socio di minoranza – Fastweb, che detiene quasi l’11% – è ‘protetto’, nei confronti di possibili modifiche dell’azioniariato, da un diritto di gradimento formalizzato nel patto parasociale che scade nel 2017. Teoricamente il patto sarebbe prorogabile, ma di fatto questo non avverrà, dato che F2i ha, per natura, l’esigenza di realizzare l’investimento in un arco di tempo ragionevole.

Quando scadrà il patto saranno passati circa sei anni dall’acquisto iniziale che, riconoscendo 436 milioni alla precedente proprietà, il fondo di private equity Stirling Squaree A2A, aveva spiazzato proprio Telecom, disponibile a pagare molto meno, ma comunque imbrigliata in problematiche antitrust. Nel 2017 saranno insomma maturi i tempi per un disinvestimento che – realisticamente – ha come controparte naturale chi ha la rete fissa nel core business, e dunque Telecom, considerato che il gruppo Swisscom, a cui appartiene Fastweb, non pare essere interessato a rilevare l’infrastruttura meneghina. Questo a patto che nel frattempo si siano sciolti i nodi antitrust che ancora ostacolano il cammino verso l’unificazione di un’infrastruttura in virtuale monopolio naturale, visto che in Italia, a differenza di altri Paesi europei, non si è mai sviluppata la concorrenza del cavo a servizio delle pay-tv.

Un anno fa si parlava di un investimento da parte di Telecom dell’ordine di 500 milioni da mettere sul piatto Metroweb come veicolo per sviluppare l’Ftth in Italia. Ma le stime di allora sono tutte da riconsiderare perchè nel frattempo Telecom ha avviato un piano aziendale che, di suo, si propone di cablare cento città stanziando oltre 700 milioni. E nel frattempo anche Metroweb è uscita dalle mura del capoluogo lombardo per avviare la copertura di altri centri del Nord: Torino, Genova, Bologna. L’acquisizione ‘a termine’ di Metroweb Milano è comunque un collaterale del possibile accordo con F2ie Fsi-Cdp che il board Telecom si troverà domani a esaminare. Dal cda Telecom dovrebbe infatti uscire la disponibilità a riavviare i negoziati con i due fondi azionisti di Metroweb per coinvestire nella costruzione della rete in fibra che, a completamento dei lavori, passerebbe interamente all’incumbent. (Il Sole24Ore, 15-10-2015)

Sullo schema di base non ci sono più discrepanze tra i due fronti, ma da qui a dare la cosa per fatta ce ne passa data la complessità del tema. Non tanto per la lettera d’intenti siglata da F2i e Fsi con Vodafone e Wind che, oltre a essere non vincolante e non esclusiva, scade comunque a fine ottobre. Quanto piuttosto per le problematiche di business connesse all’aspetto regolamentare e, non ultime, per le tematiche Antitrust che necessitano ancora di una definizione. L’eventuale ingresso dell’incumbent nella compagine, anche lasciando fuori per il momento Milano, dovrebbe infatti inserire automaticamente un regime di prezzi regolamentati nell’offerta di unbundling agli operatori alternativi.

Questo è un aspetto da chiarire anche nel ‘quantum’ per poter stilare un business plan che abbia una validità previsionale. Oggi, per esempio, Metroweb offre liberamente la fibra fino alla casa a 12,5 euro al mese per linea, mentre l’analoga ‘tariffa’ regolamentata di Telecom supera i 20 euro. Come raccordare il diverso pricing in Comuni come Torino, Genova e Bologna che, a logica, dovrebbero rientrare nell’area di coinvestimento? Difficile che gli Olo restino impassibili davanti alla prospettiva di un adeguamento verso l’alto dei prezzi all’ingrosso nelle poche zone dove esiste una seppur bizzarra concorrenza infrastruttuale. E altrettanto difficile che l’incumbent possa far tornare i conti con prezzi quasi dimezzati.