15 ottobre 2015 | 12:25

Soddisfatti o rimborsati: 16 editori di periodici americani propongono agli inserzionisti un risarcimento se non aumentano le vendite

È un’offerta che i pubblicitari non possono rifiutare: soddisfatti o rimborsati. Verranno restituiti i soldi spesi – o tradotti in spazi pubblicitari gratuiti – se le vendite non aumentano dopo una campagna di advertising sulle loro pubblicazioni. La proposta arriva dalla Mpa – l’associazione degli editori di magazine – dichiarando anche che 16 media company, che rappresentano il 72% dell’audience totale dei periodici negli Stati Uniti, parteciperà al programma. Tra gli altri: Time Inc, Meredith corp, Hearst Magazines, Condé Nast.

L’associazione – dice il Wall Street Journal – non è nuova ai cambiamenti: un anno fa, per migliorare la credibilità con gli inserzionisti, aveva lanciato uno strumento di misurazione dell’audience su base mensile, sulle copie stampate, sull’online (video compresi), via smartphone, computer e tablet.

Il declino degli investimenti pubblicitari sui periodici americani

Entrambe le iniziative evidenziano lo sforzo di rispondere alla perdita dei lettori sui magazine. La spesa pubblicitaria sulle riviste americane dovrebbe calare dell’1,8% quest’anno, abbassandosi alla cifra di 17,4 miliardi, secondo le previsioni di ZenithOptimedia, di proprietà di Publicis Groupe.

Per avere delle garanzie di successo, una campagna pubblicitaria su periodico deve raggiungere circa 125 milioni di persone – dai 18 anni in su – una media di tre volte in un anno. Questo assicura un numero di visualizzazioni abbastanza alto da modificare i numeri delle vendite.

Alcune riviste hanno già provato a fare promesse negli ultimi anni. Il Time, per esempio, ha offerto una garanzia di spesa negli ads su tutti i suoi magazine da gennaio: ha dimostrato che, in media, ogni dollaro investito ritorna nei ricavi della società con 17 dollari in più nelle vendite. Meredith Corp, che pubblica periodici come Shape, Family Circle e Better homes and gardens, lo faceva già dal 2011, ma non ha mai pensato a provvedere a un risarcimento, con soldi o spazi pubblicitari gratuiti.