Robert Redford veste ancora i panni di un giornalista nell’opera prima di James Vanderbilty, ‘Truth’: “Cinema e cronaca hanno molto in comune”

“Io non amo la stampa. Non ho simpatia per la superficialità ed inesattezza”. Così uno dei personaggi di ‘Tutti gli uomini del presidente’, film cult sul giornalismo d’inchiesta datato 1976. Mentre l’ultimo lavoro nel quale Robert Redford è coinvolto s’intitola proprio ‘Truth’ e racconta il giornalismo d’assalto durante la campagna presidenziale di George W. Bush nel 2004.

Fermo immagine di ‘Tutti gli uomini del presidente’, 1976

E Redford, in un’intervista al Corriere della Sera dice di vedere molti aspetti comuni tra il giornalismo anni ’70 che scoperchiò il caso Watergate – in Tutti gli uomini del presidente (dove ha recitato con Dustin Hoffman) – e quello raccontato in ‘Truth’, opera prima di James Vanderbilt. La pellicola racconta la storia vera di Dan Rather, anchorman di ‘Cbs Evening News’, che denunciò i presunti favoritismi ricevuti da George W. Bush durante la guerra del Vietnam. Rather si basava su documenti di cui si è sempre discussa l’autenticità, per quetso motivo, dopo 43 anni si dimise. Nei panni di Rather, Rober Redford, affiancato da Cate Blanchett, nel ruolo di Mary Mapes, produttrice di ’60 minutes’.

Robert Redford

Ai ragazzi che fanno i giornalisti, Redford suggerisce di avvicinarsi al cinema che racconta il mestiere: da ‘Quarto Potere’ di Orson Welles, ‘L’asso nella manica’, ‘Quinto potere’, ‘Diritto di cronaca’ di Sydney Pollack fino a ‘The front page’ di Lewis Milestone. E poi, sulla commistione tra cinema e giornalismo dice: “Per molti aspetti vanno a braccetto, cercano storie, gonfiano e demistificano miti, riescono a raccontare la vita. Credo che la carta stampata non potrà mai essere sostituita dall’informazione massificata di internet”.

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