19 ottobre 2015 | 10:38

Negli ultimi dieci anni scomparsa un’edicola su quattro. Fenagi: così le edicole moriranno prima della carta stampata

La Gazzetta Del Mezzogiorno – Negli ultimi dieci anni, in Italia, è sparita un’edicola su quattro. La recessione, le politiche di inasprimento fiscale sui prodotti editoriali e la crisi dell’informazione tradizionale hanno infatti colpito duramente la rete di vendita della carta stampata: dal 2004 al 2014 hanno chiuso senza essere sostituite circa 10mila rivendite tra edicole e negozi di giornali e riviste.

 

 Giovanni Lorenzetti

Giovanni Lorenzetti

Complessivamente la rete è passata da un totale di 40mila punti vendita a poco meno di 30mila, per una riduzione complessiva del 25%. A lanciare l’allarme è Fenagi, l’associazione di categoria che riunisce gli esercenti dell’infor mazione. La crisi delle edicole è una conseguenza diretta di quella della carta stampata, in crisi di vendite e pubblicità. «Il calo di vendite è un fenomeno cui assistiamo da diversi anni. Ma durante la crisi il numero di copie venduto si è dimezzato», spiega il presidente di Fenagi Giovanni Lorenzetti. «Oggi siamo sui 3,3 milioni di giornali al giorno, 2,1 milioni di copie in meno del 2007. Calano anche gli investimenti pubblicitari, ridottisi di 1,4 miliardi rispetto al periodo precedente alla crisi. E il futuro non lascia ben sperare: nei primi 8 mesi del 2015 le vendite sono diminuite di oltre il 13% sullo scorso anno. Mentre il numero delle edicole, nello stesso periodo, ha fatto registrare 449 nuove iscrizioni e 948 cancellazioni, con un saldo negativo di 499 unità, in ulteriore peggioramento rispetto al saldo (-355) registrato nell’agosto 2014. Di questo passo la rete delle edicole morirà prima della carta stampata». «La scomparsa delle edicole – ag giunge Lorenzetti – è un segno negativo dei nostri tempi: scompaiono capitoli di storia cittadina, luoghi di incontro, discussione ed abitudini consolidate. A rischio è un servizio di vicinato essenziale soprattutto in un Paese come l’Italia, dove il digital divide è ancora ampio, soprattutto per alcune fasce d’età. Ma a rischio è anche il pluralismo dell’infor mazione e la promozione culturale garantiti da giornali e riviste tradizionali».