19 ottobre 2015 | 17:50

Domani lo sbarco a Wall Street di Ferrari. Offerto sul mercato il 9% del capitale

Domani, 20 ottobre, Ferrari sbarcherà a Wall Street. Poche ore dividono la casa automobilistica dal traguardo più importante della sua storia aziendale recente. Salvo sorprese dell’ultimo minuto – riporta Dow Jones – è infatti previsto il pricing definitivo per il debutto sul New York Stock Exchange del titolo del cavallino rampante e dopodomani il debutto sul principale listino della piazza finanziaria americana.

La giornata odierna vede invece gli ultimi incontri del management capitanato dal presidente Sergio Marchionne con gli investitori statunitensi e la probabile chiusura del libro ordini a conclusione di un’offerta pubblica iniziale attesissima dal mercato per tutta una serie di fattori che rendono Ferrari qualcosa in più di una semplice azienda manifatturiera o automobilistica.

Sergio Marchionne, presidente di Ferrari (foto da Olycom)

A dimostrare il legame con le competizioni della Ferrari ci ha pensato lo stesso Marchionne nello scegliere ‘Race’, ossia corsa in inglese, quale ticker per la quotazione. “Il simbolo Race l’ho scelto io. Inizialmente la scelta era caduta su ‘Red’, ma non era disponibile”, ha rivelato Marchionne il 17 ottobre in occasione dell’annuale gala della Niaf, l’associazione degli italo-americani, a Washington.

Fiat Chrysler Automobiles ha offerto al mercato, soprattutto agli investitori istituzionali, 7,175 milioni di titoli, pari al 9% del capitale, con un’opzione greenshoe su ulteriori 1.717.150 titoli, corrispondenti ad un altro 1%. L’offerta, che riguarda dunque il 10% del capitale, è stata avviata una decina di giorni fa con una forchetta di prezzo indicativa compresa tra 48 e 52 dollari per azione.

Sulla base di tale range di prezzo, la raccolta è attesa tra 906 e 982 milioni di dollari (tra 800 e 865 milioni di euro), leggermente inferiore al miliardo piú volte auspicato da Marchionne, sempre che non ci sia una revisione al rialzo come spesso avvenuto in quotazioni molto attese dal mercato o comunque di primo piano come nel caso di Ferrari. E le indiscrezioni nonché le speculazioni del mercato danno per possibile anche un aumento del prezzo del 20% fino a oltre 62 dollari.

In tal caso la raccolta aumenterebbe fino a 1,17 miliardi di dollari, 200 milioni in più rispetto alle attese iniziali, e di conseguenza salirebbe la valutazione superando quei 10 miliardi più volte auspicati da Marchionne. L’ipotesi non è peregrina stante le indiscrezioni su un’attesa tale da spingere al rinvio altre Ipo e su una partecipazione agli incontri forse senza precedenti: si parla per esempio di duecento partecipanti ad un incontro a Londra a fronte di solo cento posti disponibili.

L’operazione di quotazione rientra in più ampio progetto che prevede lo scorporo ad inizio 2016 del restante 80% del capitale di Ferrari ancora in mano a Fca e coinvolge tutta una serie di operazioni funzionali a ridurre l’indebitamento del gruppo italo-americano e a finanziare, in parte, l’ingente piano di investimenti in corso. Oltre al miliardo circa di proventi, è previsto anche che Ferrari emetta una Note, in gergo tecnico una sorta di cambiale, da 2,8 miliardi a favore di Fca da rifinanziare successivamente con l’emissione di un prestito obbligazionario.

Ferrari può permetterselo – continua Dow Jones – essendo sostanzialmente priva di debiti e con performance finanziarie da prima della classe. La sua redditività la rende da un po’ di tempo la prima al mondo con un margine operativo costantemente intorno al 15%. E gli ultimi dati forniti dalla stessa Ferrari lo dimostrano. La casa di Maranello, secondo l’ultimo aggiornamento del prospetto preliminare depositato presso la Sec, prevede per il terzo trimestre un utile netto in un intervallo compreso tra 93 e 96 milioni di euro, con una crescita tra il 60% e il 66% rispetto al corrispondente periodo dell’anno scorso. Il nuovo documento conferma stime già incluse nell’aggiornamento del 9 ottobre scorso: ricavi netti visti in crescita del 9/10% a 720/730 milioni di euro, un Ebitda rettificato tra 210 e 215 milioni (+19/22% a/a) e un utile operativo tra 140 e 145 milioni (+57/66%) per un margine minimo del 20% circa.

Ferrari prevede un utile netto in crescita a causa della combinazione di diversi fattori descritti nel file di aggiornamento come l’aumento dei ricavi per effetto della crescita delle consegne e nonostante il calo dei volumi di motori forniti a Maserati, l’impatto valutario positivo di alcune valute, solo parzialmente annullato dalle misure di copertura tramite derivati di hedging, la stabilità delle spese generali e amministrative anche in scia al venire meno dei costi di risoluzione del contratto con l’ex presidente Luca di Montezemolo, l’incremento dei costi di Ricerca & Sviluppo, l’assenza di sostanziali spese finanziarie, la riduzione del peso fiscale (tax rate).

Lo sbarco a Wall Street della Ferrari è funzionale anche a capire quanto effettivamente valga Fca senza il contributo del cavallino rampante, un fattore da molti considerato fondamentale per delineare il ruolo del gruppo italo-americano al grande tavolo dell’M&A che Marchionne auspica da tempo con un occhio di riguardo su una finora riluttante General Motors.