20 ottobre 2015 | 10:42

Telecom: subito il controllo di Metroweb. Il fondo strategico italiano chiede la migrazione coatta della fibra

l Governo vuole la collaborazione Telecom Metroweb per accelerare lo sviluppo della banda ultralarga in Italia. Tant’è che della cosa si è parlato nell’incontro riservato di inizio agosto tra il premier Matteo Renzi e Vincent Bolloré, presidente di Vivendi che è diventata il nuovo azionista di riferimento di Telecom.

Claudio Costamagna, presidente Cdp (foto Olycom)

Come si legge sul Sole 24 Ore, Claudio Costamagna, il nuovo presidente di Cdp, azionista di Metroweb tramite il Fondo strategico italiano (Fsi) si è recato personalmente a Parigi per discutere con il vertice della media company transalpina della questione. E tant’è che a fine settembre Fsi questa volta insieme a F2i, il fondo infrastrutturale privato che è il socio di maggioranza di Metroweb – si è rimangiato il «no» che era stato recapitato ad aprile alla proposta avanzata da Telecom. Accettando le condizioni di base che la bozza della primavera poneva: 100% dell’infrastruttura a Telecom una volta completati i lavori e partnership chiusa all’ingresso di altri operatori di tlc. Ora, però, il board di Telecom, nel dare l’ok a riavviare le trattative con le controparti di Metroweb e con le autorità regolamentari, ha posto nuovi paletti che in qualche modo condizionano la flessibilità negoziale del management nel trattare un accordo. A quanto risulta, una delle condizioni aggiunte – la più “ostica” – è che Telecom abbia da subito la maggioranza della joint venture col 60%, mentre nella bozza di aprile si parlava di
una ripartizione iniziale del capitale che assegnava diritti di voto paritetici. All’inizio, cioè, Telecom avrebbe avuto il 40% del capitale della società della rete con diritti di voto pieni e un altro 20% sterlizzato nei diritti di voto, mentre il restante 40% sarebbe stato in mano alla holding Metroweb Italia . Nella fase intermedia, a un
predeterminato stadio di avanzamento dei lavori, Telecom sarebbe salita al 60% dei diritti di voto con l’opzione a rilevare anche la restante quota del 40% una volta terminata la rete in fibra ottica. Nella bozza con le correzioni apportate dai soci Metroweb c’è però un’aggiunta che il board Telecom ha giudicato a sua volta
inaccettabile e cioè la condizione della migrazione obbligatoria dei clienti dal rame alla fibra per scongelare i diritti di voto sul 20%. Questo, in qualche modo, riproporrebbe il concetto di “rottamazione” del rame che era già stato oggetto di tensioni. Oltre alla condizione del controllo subito, il cda Telecom avrebbe posto anche qualche paletto sul terreno delle regole, sebbene la materia sia soggetta alla valutazione delle Authority.
Nonè chiaro sei vincoli siano inderogabili, o se si tratti solo di una posizione negoziale, dal momento che comunque, se si troverà la quadra,i termini di un possibile accordo dovranno ripassare al vaglio del board.
Ma, dalle premesse, è chiaro che anche questa volta i negoziati per Metroweb partono in salita. Intanto ieri sono stati resi pubblici i risultati della consultazione pubblica Infratel, mentreè partita una nuova consultazione
che si concluderà il 7 dicembre per eventuali integrazioni e modifiche. A seguito della consultazione conclusa,
le unità immobiliari che passano dai cluster C e D (aree a fallimento di mercato) ai clusterAe B (aree concorrenziali) sono pari all’1,5% del totale, quelle che viceversa passano dai cluster A e B al cluster C sono invece pari al 5%: di fattoè aumentata l’area classificata”a fallimento di mercato”, dove sono cioè necessari e ammessi gli incentivi pubblici per compensare la carenza di iniziativa privata. Esclusi gli effetti degli
investimenti pubblici previsti dal piano banda ultralarga e dalla delibera Cipe, si evince inoltre che nel 2018 il 36,3% delle unità immobiliari non sarebbe ancora collegato ad alcuna retea banda ultralarga, mentre solo il 21,42% del totale sarebbe collegato con la modalità della fibra fino all’abitazione/edificio. Arduo, se non
impossibile, con queste proiezioni centrare gli obiettivi del piano governativo che al 2020 prevedevano il 100% del territorio coperto con una velocità di almeno 30 mega e l’85% addiritturaa 100 mega.