20 ottobre 2015 | 18:10

I paywall sono l’unica strada possibile per contrastare il calo degli investimenti pubblicitari sui giornali, dice Martin Sorrell di Wpp

Secondo Martin Sorrell, chief executive dell’agenzia pubblicitaria Wpp, per contrastare il rallentamento nei ricavi pubblicitari dei siti di news c’è solo una soluzione: introdurre il paywall. E, soprattutto – dice il Guardian – pensare ad investire sul mobile, settore ancora sottostimato dagli editori, ma dove ci potrebbero essere grandi opportunità. Durante la conferenza alla Society of Editors ha parlato di una serie di fattori che rendono difficile la sopravvivenza per i giornali su digitale con i soli introiti dall’advertising. “Personalmente credo che i paywall sono l’unica strada percorribile” ha detto Sorrell. “Se si pubblicano contenuti di valore, i consumatori pagheranno per vederlo. Bisogna rendersi conto che la pubblicità online sarà sempre meno redditizia. Se queste sono le prospettive future, è meglio cercare altre fonti di guadagno ed avere un pensiero più libero e flassibile su come trovarle”.

Martin Sorrell (foto Olycom)

Martin Sorrell, chief exectuvie di Wpp (foto Olycom)

Negli ultimi sei mesi – scrive il Guardian – i quotidiani sono stati colpiti da un crollo senza precedenti nell’advertising su carta – fino al 30% di perdite – che ha influenzato anche quello digitale. Sorrell aggiunge che Wpp, la più grande agenzia pubblicitaria del mondo, con una spesa di 76 miliardi di dollari annua per conto dei clienti, sta rivalutando l’efficacia degli ads su giganti come Google e Facebook.

La critica di Sorrell nasce dalle accuse del Financial Times verso Google sulle visualizzazioni ‘truccate’ degli ads prima del video su Youtube. Le sue preoccupazioni coinvolgono anche gli AdBlocker. Altri dubbi invece riguardano il fatto che almeno la metà dei video pubblicitari vengono visualizzati senza suoni e che Facebook definisce un filmato come ‘visto’ quando sono trascorsi tre secondi. “Il sistema di misurazione non è adeguato né abbastanza dettagliato” continua Sorrell. “I nostri clienti pagano per visualizzazioni che non ci sono. Forse le persone hanno investito troppo e a un prezzo troppo alto. E posso dire che molti imprenditori digitali sono preoccupati”. Oltretutto, aggiunge, c’è stata anche una rivalutazione del potere dell’advertising sui giornali. Negli Stati Uniti i consumatori spendono circa il 5% del loro tempo leggendo il contenuto dei quotidiani, anche se il media prende il 17% delle spese pubblicitarie. “I dati da Canada, Australia, Regno Unito, America e da altri paesi, dimostrano che non è solo una questione di tempo speso, ma di come lo si impiega” sostiene Sorrell.