20 ottobre 2015 | 18:09

Al via alla Camera l’esame degli emendamenti al ddl di riforma Rai

E’ iniziato nell’aula della Camera l’esame degli emendamenti al disegno di legge di riforma della Rai. Come riferisce l’agenzia Ansa, nel primo pomeriggio sono state respinte le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, con 145 voti favorevoli e 262 contrari. Il governo – riporta Ascanews – come spiegato dal sottosegretario allo Sviluppo economico Antonello Giacomelli ai giornalisti in transatlantico, punta a chiudere domani sera.

In mattinata i relatori hanno depositato i 5 emendamenti al ddl recepiti dalle commissioni competenti, mentre spiega Ansa, le altre proposte di modifica riguardano, tra l’altro, la consultazione pubblica da effettuare prima del rinnovo della concessione e la normativa sugli appalti. Uno di questi emendamenti riguarda la questione sulla trasparenza degli stipendi, sollevata nei giorni scorsi: la Rai dovrà rendere pubblici i compensi dei “soggetti, diversi dai titolari di contratti di natura artistica, che ricevano un trattamento economico annuo omnicomprensivo a carico della società pari o superiore a 200mila euro”. Un emendamento all’art.5 del provvedimento, quello con le disposizioni transitorie, stabilisce che “il ministero dello sviluppo economico, in vista dell’affidamento della concessione del servizio pubblico (che scade nel maggio 2016, ndr), avvia una consultazione pubblica sugli obblighi del servizio medesimo, garantendo la più ampia partecipazione”. Il Mise, inoltre, trasmette alla Commissione di Vigilanza per il prescritto parere “lo schema di contratto di servizio almeno sei mesi prima della scadenza del contratto vigente”. In sede di prima applicazione della legge tale schema è trasmesso entro sei mesi dall’affidamento della concessione. Un altro emendamento, all’art.2, riguarda la procedura per la selezione dei componenti del cda di designazione della Camera e del Senato. L’avviso di tale procedura deve essere pubblicato nei siti internet della Camera, del Senato e della Rai, almeno sessanta giorni (e non più trenta) prima della nomina e le candidature devono pervenire almeno trenta giorni (e non più venti) prima della nomina. Un emendamento all’art.3 stabilisce, inoltre, che sono esclusi dalla normativa del codice sugli appalti solo i contratti aventi per oggetto lavori, servizi e forniture, relativi “all’acquisto, lo sviluppo, la produzione o la coproduzione, la commercializzazione di programmi radiotelevisivi”. Si stabilisce, inoltre, che “l’affidamento dei contratti avviene nel rispetto dei principi di economicità, efficacia, imparzialità, parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità”. Un ulteriore emendamento elimina il riferimento alla distribuzione e promozione dei programmi, attività che vengono quindi escluse dalla deroga.

Rai: Camera, via libera a articolo 1 ddl
(ANSA) Via libera della Camera all’art. 1 del disegno di legge di riforma della Rai, che contiene la disciplina sul contratto nazionale di servizio. L’articolo stabilisce, tra l’altro, che il rinnovo del contratto di servizio avviene non più ogni tre anni, ma ogni cinque. I voti favorevoli sono stati 252, 160 i no e 7 gli astenuti. Si passa ora alle votazioni relative all’art.2, quello con le nuove regole sulla governance. L’esame degli emendamenti è stato contingentato su decisione della presidenza, in applicazione del regolamento. La scelta ha provocato le proteste del Movimento 5 Stelle in Aula. Obiettivo del governo è arrivare al via libera del testo entro domani sera. (ANSA, 20 ottobre 2015)

Rai: Giacomelli, tetto stipendi non può entrare in ddl. Per reintrodurlo occorre modificare la normativa generale
(ANSA) Nella ddl Rai “l’ad è invitato a tener conto della normativa vigente, se tale normativa prevede eccezioni è giusto che queste si applichino anche alla Rai. Se si vuole intervenire occorre modificare la normativa generale, io sono contrario a creare normative specifiche sulla Rai”. Lo ha detto il sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, intervenendo in aula alla Camera in merito alla richiesta di reintrodurre nel ddl di riforma della tv pubblica il tetto agli stipendi dei dirigenti in Rai, venuto meno dopo l’emissione di un bond da parte di Viale Mazzini, come previsto dalla legge. Parlando della trasparenza dei compensi, Giacomelli ha aggiunto: “Non ho timore a dire che penso cose simili a quelle espresse da Brunetta. Noi però non solo lo pensiamo, ma abbiamo fatto la proposta finora più ampia e avanzata in materia. Escludiamo i contratti delle star, solo perché a differenza degli stipendi dei dirigenti non hanno un peso strutturale nel bilancio aziendale. Per quanto riguarda i programmi di intrattenimento, da un punto di vista aziendale, è opportuno conoscere i dati aggregati di costo della trasmissione”. (ANSA, 20 ottobre 2015)