21 ottobre 2015 | 17:59

Con Google la Biennale di Venezia diventa Expo virtuale dell’arte: in Rete una selezione di 4mila opere

Gli 81 padiglioni stranieri che fanno da contorno alla mostra principale della Biennale Arte 2015 potranno essere visitati dai cittadini di quei Paesi in ogni momento e da qualsiasi parte del mondo. Amplificando così la mission dell’esposizione, già di grande rilievo mondiale, che porta al centro del dibattito artistico-culturale innumerevoli Paesi, culture e modi di pensare l’arte. L’annuncio è stato dato dal presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta, nel corso della conferenza stampa al ministero dei beni e delle attività culturali dove, presente il ministro Dario Franceschini, è stato illustrato l’accordo con Google Cultural Institute. Il progetto, come ha precisato il suo direttore, Amit Sood, porta infatti sulla piattaforma del Google Cultural Institute una selezione di opere, 4000, della Biennale d’arte e offre “la possibilità di conoscere storie bellissime dell’arte contemporanea e di visitare gli spazi di 70 padiglioni. Tutto ciò anche attraverso il dispositivo Mobile”. (g.co/biennalearte2015).

Da sinistra: il presidente della Biennale di Venezia Paolo Baratta; il ministro dei beni culturali Dario Franceschini; il direttore del Google Cultural Institute Amit Sood

Il ministro Franceschini, considerando l’esperimento significativo e foriero di collaborazioni future da parte di un eccellenza di innovazione e la Biennale, ha rilevato l’importanza delle nuove tecnologie per amplificare i messaggi culturali, creare nuove modalità di fruizione, abbattere le distanze e favorire il dialogo. “La collaborazione fra la Biennale di Venezia e Google Cultural Insititute è inoltre una opportunità – ha aggiunto – per verificare se la Rete, che ha un pubblico così imponente, sottrae visitatori o contribuisce invece a farli aumentare”. Con l’occasione il ministro ha sottolineato lo sviluppo di iniziative nazionali che attraverso il digitale contribuiscono a far capire e quindi aumentare soprattutto l’interesse verso l’archeologia, che è il nostro più grande patrimonio.

Baratta ha infatti confermato di avere grandi aspettative dalla collaborazione con Google. “Oltre a portare la Biennale d’arte contemporanea ‘sempre on line’ nel mondo – ha detto – essa rappresenta per l’istituzione una grande sfida. Non solo sul piano editoriale, ma anche organizzativa a tutto tondo, perché deve essere considerata soprattutto una ‘partnership’ e come tale possibile di interessanti sviluppi su altre originali suggestioni e sollecitazioni”. Quali? Top secret anche da Amit Sood, ‘motore’ di Google per la cultura.